articolo Orto Cura dell'orto
Miti e leggende europee nella mietitura freccedomenica 3 novembre 2013

La mietitura del frumento è un’attività caratterizzata in diverse epoche e civiltà da una certa sacralità. Per questo veniva accompagnata da riti che trovano il loro significato nella credenza secondo la quale nel raccolto si manifestava una forza, che era racchiusa nell’ultimo covone o nelle ultime spighe di grano. Questa potenza assumeva diverse denominazioni:
  • Vecchio per gli Arabi, i Serbi e i Russi;
  • Madonna del grano per i popoli anglo-germanici;
  • Madre della spiga o Vecchia per gli Slavi;
  • Regina del grano per i Bulgari.
I Bulgari in particolare vestivano l’ultimo covone con una camicia da donna, lo portavano in processione per il villaggio e lo gettavano poi nel fiume a volere simboleggiare la pioggia che avrebbe portato beneficio al futuro raccolto. In alternativa l’ultimo covone veniva bruciato e le sue ceneri erano sparse peri i campi, in modo da accrescerne la fertilità. In antichità vi era l’usanza ormai venuta meno di gettare in acqua o di bruciare un fantoccio vegetale. Si trattava di un rituale arcaico che intendeva rievocare un sacrificio umano. Il fantoccio veniva identificato con lo Spirito del grano, ma in altri tempi la vittima poteva essere un forestiero che attraversava il campo, il mietitore che tagliava l’ultimo covone o una vittima appositamente designata.

Tracce di questo sacrificio sono rimaste nell’Europa moderna nell’usanza rimasta in vigore fino a qualche decennio fa che prevedeva che il contadino che tagliava l’ultimo covone venisse legato al covone stesso e portato in giro per il paese. Veniva percosso, bagnato o gettato in un letamaio. Durante la mietitura le donne avevano l’importante ruolo di supportare gli uomini ristorandoli con cibi e bevande. I covoni di spighe venivano poi trasportati nei cortili delle fattorie, dove venivano disfatti e battuti dalle “battitrici” per ricavarne i chicchi.

L’ultima fase era la cernitura del grano. Il primo passaggio dall’uomo alla macchina avvenne nel dopoguerra con l’avvento della mietilega, la macchina agricola che per la prima volta tagliava meccanicamente gli steli del cereale, li legava in covoni e li depositava sul campo. A questa si aggiunsero la “trebbiatrice” e la pressatrice che, mosse da motori, selezionavano il frumento e lo pressavano in balle dalla forma regolare. Oggi la mietitura ha perso la forte componente di convivialità e festa del secolo scorso, a favore di un processo più veloce ed efficiente reso possibile dalla mietitrebbia, la macchina agricola in grado di mietere ed allo stesso tempo trebbiare il grano, di liberare cioè i chicchi dalle spighe. Questa evoluzione tecnologica ha enormemente cambiato le dinamiche e la vita del campo: ha portato una importante ventata di innovazione riducendo enormemente l’esigenza di manodopera a favore di una riduzione dei tempi e delle energie impiegate.
©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Christian  Vannozzi - vedi tutti gli articoli di Christian  Vannozzi



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Myosotidium

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La mietitura del frumento è un’attività caratterizzata in diverse epoche e civiltà da una certa sacralità. Per questo veniva accompagnata da riti che trovano il loro significato nella credenza secondo la quale nel raccolto si manifestava una forza, che era racchiusa nell’ultimo covone o nelle ultime spighe di grano. Questa potenza assumeva diverse denominazioni:
  • Vecchio per gli Arabi, i Serbi e i Russi;
  • Madonna del grano per i popoli anglo-germanici;
  • Madre della spiga o Vecchia per gli Slavi;
  • Regina del grano per i Bulgari.
I Bulgari in particolare vestivano l’ultimo covone con una camicia da donna, lo portavano in processione per il villaggio e lo gettavano poi nel fiume a volere simboleggiare la pioggia che avrebbe portato beneficio al futuro raccolto. In alternativa l’ultimo covone veniva bruciato e le sue ceneri erano sparse peri i campi, in modo da accrescerne la fertilità. In antichità vi era l’usanza ormai venuta meno di gettare in acqua o di bruciare un fantoccio vegetale. Si trattava di un rituale arcaico che intendeva rievocare un sacrificio umano. Il fantoccio veniva identificato con lo Spirito del grano, ma in altri tempi la vittima poteva essere un forestiero che attraversava il campo, il mietitore che tagliava l’ultimo covone o una vittima appositamente designata.

Tracce di questo sacrificio sono rimaste nell’Europa moderna nell’usanza rimasta in vigore fino a qualche decennio fa che prevedeva che il contadino che tagliava l’ultimo covone venisse legato al covone stesso e portato in giro per il paese. Veniva percosso, bagnato o gettato in un letamaio. Durante la mietitura le donne avevano l’importante ruolo di supportare gli uomini ristorandoli con cibi e bevande. I covoni di spighe venivano poi trasportati nei cortili delle fattorie, dove venivano disfatti e battuti dalle “battitrici” per ricavarne i chicchi.

L’ultima fase era la cernitura del grano. Il primo passaggio dall’uomo alla macchina avvenne nel dopoguerra con l’avvento della mietilega, la macchina agricola che per la prima volta tagliava meccanicamente gli steli del cereale, li legava in covoni e li depositava sul campo. A questa si aggiunsero la “trebbiatrice” e la pressatrice che, mosse da motori, selezionavano il frumento e lo pressavano in balle dalla forma regolare. Oggi la mietitura ha perso la forte componente di convivialità e festa del secolo scorso, a favore di un processo più veloce ed efficiente reso possibile dalla mietitrebbia, la macchina agricola in grado di mietere ed allo stesso tempo trebbiare il grano, di liberare cioè i chicchi dalle spighe. Questa evoluzione tecnologica ha enormemente cambiato le dinamiche e la vita del campo: ha portato una importante ventata di innovazione riducendo enormemente l’esigenza di manodopera a favore di una riduzione dei tempi e delle energie impiegate.
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