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I Borghi Medievali ai confini di Roma: Olevano Romano, Bellegra e Genazzano freccelunedì 22 settembre 2014

Ai confini di Roma, precisamente lungo il confine tra la provincia di Roma e quella di Frosinone, possiamo ammirare il medioevo romano nel suo massimo splendore visitando tre paesini di sicuro interesse storico, artistico e archeologico. Si tratta di Olevano Romano, Bellegra e Genazzano, che vi aiuteremo a conoscere e ad amare. Olevano Romano è un comune di 6914 abitanti della provincia di Roma, distante 50 km dalla capitale, che sorge sul monte Celeste, ai margini del complesso montuoso Prenestino-Lepino-Ernico che forma il confine naturale tra la provincia di Roma e quella di Frosinone.

Il paesino di Olevano Romano non è stato fondato in epoca medievale bensì in epoca pre-romana, come è anteriore alla dominazione romana la cinta muraria poligonale con blocchi rozzamente squadrati di cui gli archeologi non sono ancora riusciti a dare una precisa datazione. Il primo documento scritto che riporta il nome del paese risale al 1232, in cui viene definito castrum, cioè rocca, in un atto di vendita tra Oddone Colonna, nuovo signore del paese e il Papa Gregorio IX (1227-1241). A questo periodo risale anche il castello che sorge sullo sperone di roccia calcarea che doveva difendere il borgo.

Nel XIV secolo il Pontefice Bonifacio IX concesse il feudo di Olevano agli Orsini che subentrarono quindi ai Colonna, come spesso accade nei paesi intorno a Roma, che venivano dal Papa assegnati ai vari signori secondo le convenienze politiche e le relazioni di parentela tra i pontefici e le famiglie patrizie romane. L’ultimo principe romano che governò Olevano fu Camillo Borghese (1775-1832), marito di Paolina Borghese, sorella dai facili costumi dell’Imperatore dei Francesi Napoleone. Lo stemma del paese di Olevano sono tre piccole colline con un ulivo che si erge su quella centrale. In alto viene riportata la scritta SPQR (Senatus populusque romanus), che fu accordato dai romani al paesino confinante nei primi anni della loro dominazione sull’Italia centrale.

La popolarità di Olevano deriva dal fatto di aver ospitato nel XIX secolo importanti pittori tedeschi, danesi e francesi, che hanno scelto il paese come meta fissa del viaggio in Italia che era molto in voga per tutti gli artisti ottocenteschi che vedevano nella Penisola la culla dell’arte e della civiltà moderna. Per i pittori era una esperienza irrinunciabile per acquisire le tecniche necessarie per la riproduzione dei paesaggi con luci e colori. Tra i più celebri che hanno abitato a Olevano ci sono il pittore tirolese Joseph Anton Koch, molto apprezzato in Germania ed Austria, l’artista Jean-Baptiste Camille Corot che ha lasciato in onore del paese e delle sue caratteristiche campagne dei dipinti che sono considerati capolavori indiscussi e il pittore Theobald Horny morto giovanissimo, che fu addirittura sepolto nella Chiesa di San Rocco, una delle chiese più importanti di Olevano Romano.

Nel centro del paese si può visitare il Museo-Centro Studi della pittura europea di paesaggio del Lazio, aperto sia di sabato che di domenica e dove si possono ammirare i disegni dell'800 e '900, le serigrafie e la Donazione dell'Artista Heinz Hindorf insieme alla collezione delle stampe delle Vedute Romane di Joseph Anton Koch. Il Paese è anche famoso per la produzione di vino rosso d.o.c., interamente autoctono e chiamato ‘Cesanese’. Il vino di Olevano ha anche avuto riconoscimenti ufficiali al Vinitaly di Verona. Tipico del paesino è il vino dolce rosso frizzante, anche se ora viene anche prodotto quello secco, che sta riscuotendo grandissimo successo tra gli appassionati di enologia. La produzione di vino è una delle maggiori fonti di reddito per l’economia locale e viene, per questa ragione, esportato in tutta Italia e in alcune zone d’Europa in cui viene molto richiesto per il gusto inconfondibile e inimitabile che questo possiede.

Interessante da un punto di vista turistico è senza dubbio la torre medievale eretta dalla Casata dei Colonna, dalla quale si possono ammirare i Monti Lepini, la Valle del Sacco, i Monti Prenestini e la pianura pontina. Per gli storici e gli archeologi sono di notevole interesse le mura poligonali pre-romane con imponenti blocchi di pietra che cingono la parte bassa del centro storico. Di interesse religioso c’è il Santuario della SS.ma Annunziata, nella parte bassa del centro storico del paese che si affaccia su una piazza pavimentata da un selciato interamente in pietra. Bellegra è invece un comune di 3058 abitanti, confinante con Olevano Romano. Sorge anch’esso sul Monte Celeste, a 815 metri sul livello del mare.

Attrattiva turistica è la Cappella di Santa Lucia, accanto alla casa dei signori De Pompiliis, che la fecero costruire nel 1756 come loro luogo di culto personale. Possiede un solo altare con al centro il dipinto della Madonna e di Santa Lucia. Secondo luogo di culto che attira numerosi amanti di storia dell’arte è la Chiesa di San Nicola dove sull’arco principale del presbitero si legge la dedica: LAUS DEO, BEATAE VIRGINI MARIAE ET S. NICOLAI ECCLESIAE PATRONO. Decorata con stucchi anteriori al 1671 e illuminata da sette finestroni. Poco fuori dal paese c’è il convento dei Francescani che ospitò per un ritiro spirituale lo stesso San Francesco nel 1223. Circondato da faggi e castagni è uno dei luoghi più incantevoli di Bellegra, anche per il suo carattere suggestivo e il suo alone mistico che lo resero uno dei luoghi di ritiro spirituale per l’ordine mendicante creato dal Santo.

All’interno del convento c’è un museo che raccoglie le testimonianze dell’ordine francescano con spiegazioni dello stile di vita, delle liturgie e di come conducevano la loro esistenza i frati nel corso dei secoli. Inoltre raccoglie anche testimonianze di vita religiosa dell’area di Bellegra. Le origini del convento rimangono però ignote, in quanto nel corso dei secoli subì numerose ristrutturazioni. Certamente è anteriore al periodo in cui vi si ritirò San Francesco, ma il resto è stato impossibile datarlo. Bellegra ospita anche le uniche grotte che si trovano nell’intera provincia di Roma, le Grotte dell’Arco, che sono la più importante manifestazione carsica presente nella Regione Lazio. Lunghe più di 1000 metri sono divenute una meta fissa per tutti gli amanti dei fenomeni carsici che possono così ammirare questo fenomeno a pochi passi da Roma.

Il nome di Grotte dell’Arco gli è stato dato in virtù di un arco naturale che si può ammirare all’interno del percorso turistico. All’interno di esse dimora una colonia di pipistrelli, una delle poche rimaste nella Regione Lazio, che è divenuta colonia protetta regionale. Genazzano è il centro più suggestivo della zona. Sorge su uno sperone di tufo vulcanico a 375 metri tra i Monti Prenestini e la valle del Sacco. Dista a soli 45 km da Roma e tra i tre paesini è quello più vicino alla capitale. Ad est e a ovest è circondato da due piccoli corsi d'acqua, il Fossato, di modesta portata e il Rio, a carattere torrentizio. L'erosione dei due fiumiciattoli ha dato una forma singolare, con fianchi scoscesi e ripidi. alla roccia sulla quale sorge il paesino.

Nei pressi del paese c'è una piccola località che è bene visitare quando ci si inoltra nella campagna romano, chiamata Colle Pizzuto, piccola collinetta di 445 metri sulla quale poter fare piacevoli passeggiate in quella che viene chiamata la Selva di Genazzano, dove, se si è fortunati, si possono anche vedere delle volpi e dei daini, oltre a dei gufi. Nella parte più alta del paese è ubicato il Parco degli Elcini, dove si può ammirare la 'Castegna Rotonda', l'albero più antico di Genazzano, che nel 2011 è stato abbattuto da un fulmine lasciando soltanto il tronco alla vista dei turisti e dei paesani. In epoca romana Genazzano era luogo di villeggiatura di alcune famiglie patrizie, come gli Antonini, gli Iuli e i Genucia.

Il borgo medievale è originario dell'XI secolo, quando il paese divenne feudo della famiglia Colonna che governavano e vigilavano le strade che collegavano Napoli a Roma. Tra i suoi cittadini più illustri il paesino della campagna romana può annotare anche un Papa, Martino V Oddone Colonna, nato a Genazzano nel 1368. Lo stemma del paese riprende la 'Disfida di Barletta' del 1503 dove i 13 cavalieri di ventura italiani sconfissero i più titolati e meglio armati cavalieri francesi che avevano offeso la dignità dell'Italia. La partecipazione di un cavaliere nato a Genazzano, Giovanni Brancaleone, convinse l'amministrazione comunale, nella seconda metà del XIX secolo, ad inserire nello stemma tredici triangoli bianchi e tredici celesti, uno per ogni cavaliere che aveva partecipato all'evento.

Il comune organizza annualmente un rifacimento della disfida proprio a ricordare l'eroe cittadino Brancaleone. Il 4 e il 5 giugno di ogni anno, tutti gli amanti della disfida possono così assistere a sfilate in costumi medievali, sbandieratori e giostre cavalleresche proprio in ricordo della vittoria italiana sui francesi e dell'eroe di Genazzano Brancaleone. Di notevole interesse artistico-religioso troviamo a Genazzano la chiesa della 'Madonna del Buon Consiglio', restaurata con gli averi della terziaria agostiniana Petruccia di Ienco, che in virtù di questo atto nei confronti della vergine Maria ricevette da Papa Clemente XIV il 22 novembre del 1735 la beatificazione.

La leggenda cittadina narra di come la suora non avesse il denaro necessario per completare l'opera di restauro della chiesa che era ormai in stato di abbandono, e per questa ragione gli abitanti del paese la deridevano e la schernivano, ma la terziaria rispondeva ai suoi accusatori dicendo che prima di morire avrebbe restaurato la chiesa con l'aiuto di S. Agostino, patrono del suo ordine, e della stessa Vergine. Un anno dopo i turchi invasero l'Albania assediando la città di Scutari. Un affresco della Vergine, per sfuggire alla distruzione, fu portato via da due angeli, che furono seguiti da due uomini pii, Giorgi e De Sclavis, che giunsero fino all'Italia a piedi per vedere che l'immagine, trasportata dagli angeli, si posò il 25 aprile 1467 proprio sulla chiesa che era in costruzione.

La chiesa divenne per questa ragione meta di numerosi pellegrinaggi dove i devoti lasciavano ingenti somme di denaro. Con quei soldi la chiesa fu completata e fu anche costruito un convento accanto a essa. l'8 settembre è infatti il giorno dedicato alla Madonna del Buon Consiglio, dove si organizza una fiera nella piazza principale della città e dove la sera è solito un concerto per ricordare e festeggiare il miracolo. Da non perdere è anche l'infiorata di Genazzano che si tiene ogni prima domenica di Luglio, una delle feste più antiche del paese, in cui l'intero territorio del comune è ricoperto da composizioni floreali che formano i disegni più bizzarri.
©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Christian  Vannozzi - vedi tutti gli articoli di Christian  Vannozzi



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I Borghi Medievali ai confini di Roma: Olevano Romano, Bellegra e Genazzano freccelunedì 22 settembre 2014

Ai confini di Roma, precisamente lungo il confine tra la provincia di Roma e quella di Frosinone, possiamo ammirare il medioevo romano nel suo massimo splendore visitando tre paesini di sicuro interesse storico, artistico e archeologico. Si tratta di Olevano Romano, Bellegra e Genazzano, che vi aiuteremo a conoscere e ad amare. Olevano Romano è un comune di 6914 abitanti della provincia di Roma, distante 50 km dalla capitale, che sorge sul monte Celeste, ai margini del complesso montuoso Prenestino-Lepino-Ernico che forma il confine naturale tra la provincia di Roma e quella di Frosinone.

Il paesino di Olevano Romano non è stato fondato in epoca medievale bensì in epoca pre-romana, come è anteriore alla dominazione romana la cinta muraria poligonale con blocchi rozzamente squadrati di cui gli archeologi non sono ancora riusciti a dare una precisa datazione. Il primo documento scritto che riporta il nome del paese risale al 1232, in cui viene definito castrum, cioè rocca, in un atto di vendita tra Oddone Colonna, nuovo signore del paese e il Papa Gregorio IX (1227-1241). A questo periodo risale anche il castello che sorge sullo sperone di roccia calcarea che doveva difendere il borgo.

Nel XIV secolo il Pontefice Bonifacio IX concesse il feudo di Olevano agli Orsini che subentrarono quindi ai Colonna, come spesso accade nei paesi intorno a Roma, che venivano dal Papa assegnati ai vari signori secondo le convenienze politiche e le relazioni di parentela tra i pontefici e le famiglie patrizie romane. L’ultimo principe romano che governò Olevano fu Camillo Borghese (1775-1832), marito di Paolina Borghese, sorella dai facili costumi dell’Imperatore dei Francesi Napoleone. Lo stemma del paese di Olevano sono tre piccole colline con un ulivo che si erge su quella centrale. In alto viene riportata la scritta SPQR (Senatus populusque romanus), che fu accordato dai romani al paesino confinante nei primi anni della loro dominazione sull’Italia centrale.

La popolarità di Olevano deriva dal fatto di aver ospitato nel XIX secolo importanti pittori tedeschi, danesi e francesi, che hanno scelto il paese come meta fissa del viaggio in Italia che era molto in voga per tutti gli artisti ottocenteschi che vedevano nella Penisola la culla dell’arte e della civiltà moderna. Per i pittori era una esperienza irrinunciabile per acquisire le tecniche necessarie per la riproduzione dei paesaggi con luci e colori. Tra i più celebri che hanno abitato a Olevano ci sono il pittore tirolese Joseph Anton Koch, molto apprezzato in Germania ed Austria, l’artista Jean-Baptiste Camille Corot che ha lasciato in onore del paese e delle sue caratteristiche campagne dei dipinti che sono considerati capolavori indiscussi e il pittore Theobald Horny morto giovanissimo, che fu addirittura sepolto nella Chiesa di San Rocco, una delle chiese più importanti di Olevano Romano.

Nel centro del paese si può visitare il Museo-Centro Studi della pittura europea di paesaggio del Lazio, aperto sia di sabato che di domenica e dove si possono ammirare i disegni dell'800 e '900, le serigrafie e la Donazione dell'Artista Heinz Hindorf insieme alla collezione delle stampe delle Vedute Romane di Joseph Anton Koch. Il Paese è anche famoso per la produzione di vino rosso d.o.c., interamente autoctono e chiamato ‘Cesanese’. Il vino di Olevano ha anche avuto riconoscimenti ufficiali al Vinitaly di Verona. Tipico del paesino è il vino dolce rosso frizzante, anche se ora viene anche prodotto quello secco, che sta riscuotendo grandissimo successo tra gli appassionati di enologia. La produzione di vino è una delle maggiori fonti di reddito per l’economia locale e viene, per questa ragione, esportato in tutta Italia e in alcune zone d’Europa in cui viene molto richiesto per il gusto inconfondibile e inimitabile che questo possiede.

Interessante da un punto di vista turistico è senza dubbio la torre medievale eretta dalla Casata dei Colonna, dalla quale si possono ammirare i Monti Lepini, la Valle del Sacco, i Monti Prenestini e la pianura pontina. Per gli storici e gli archeologi sono di notevole interesse le mura poligonali pre-romane con imponenti blocchi di pietra che cingono la parte bassa del centro storico. Di interesse religioso c’è il Santuario della SS.ma Annunziata, nella parte bassa del centro storico del paese che si affaccia su una piazza pavimentata da un selciato interamente in pietra. Bellegra è invece un comune di 3058 abitanti, confinante con Olevano Romano. Sorge anch’esso sul Monte Celeste, a 815 metri sul livello del mare.

Attrattiva turistica è la Cappella di Santa Lucia, accanto alla casa dei signori De Pompiliis, che la fecero costruire nel 1756 come loro luogo di culto personale. Possiede un solo altare con al centro il dipinto della Madonna e di Santa Lucia. Secondo luogo di culto che attira numerosi amanti di storia dell’arte è la Chiesa di San Nicola dove sull’arco principale del presbitero si legge la dedica: LAUS DEO, BEATAE VIRGINI MARIAE ET S. NICOLAI ECCLESIAE PATRONO. Decorata con stucchi anteriori al 1671 e illuminata da sette finestroni. Poco fuori dal paese c’è il convento dei Francescani che ospitò per un ritiro spirituale lo stesso San Francesco nel 1223. Circondato da faggi e castagni è uno dei luoghi più incantevoli di Bellegra, anche per il suo carattere suggestivo e il suo alone mistico che lo resero uno dei luoghi di ritiro spirituale per l’ordine mendicante creato dal Santo.

All’interno del convento c’è un museo che raccoglie le testimonianze dell’ordine francescano con spiegazioni dello stile di vita, delle liturgie e di come conducevano la loro esistenza i frati nel corso dei secoli. Inoltre raccoglie anche testimonianze di vita religiosa dell’area di Bellegra. Le origini del convento rimangono però ignote, in quanto nel corso dei secoli subì numerose ristrutturazioni. Certamente è anteriore al periodo in cui vi si ritirò San Francesco, ma il resto è stato impossibile datarlo. Bellegra ospita anche le uniche grotte che si trovano nell’intera provincia di Roma, le Grotte dell’Arco, che sono la più importante manifestazione carsica presente nella Regione Lazio. Lunghe più di 1000 metri sono divenute una meta fissa per tutti gli amanti dei fenomeni carsici che possono così ammirare questo fenomeno a pochi passi da Roma.

Il nome di Grotte dell’Arco gli è stato dato in virtù di un arco naturale che si può ammirare all’interno del percorso turistico. All’interno di esse dimora una colonia di pipistrelli, una delle poche rimaste nella Regione Lazio, che è divenuta colonia protetta regionale. Genazzano è il centro più suggestivo della zona. Sorge su uno sperone di tufo vulcanico a 375 metri tra i Monti Prenestini e la valle del Sacco. Dista a soli 45 km da Roma e tra i tre paesini è quello più vicino alla capitale. Ad est e a ovest è circondato da due piccoli corsi d'acqua, il Fossato, di modesta portata e il Rio, a carattere torrentizio. L'erosione dei due fiumiciattoli ha dato una forma singolare, con fianchi scoscesi e ripidi. alla roccia sulla quale sorge il paesino.

Nei pressi del paese c'è una piccola località che è bene visitare quando ci si inoltra nella campagna romano, chiamata Colle Pizzuto, piccola collinetta di 445 metri sulla quale poter fare piacevoli passeggiate in quella che viene chiamata la Selva di Genazzano, dove, se si è fortunati, si possono anche vedere delle volpi e dei daini, oltre a dei gufi. Nella parte più alta del paese è ubicato il Parco degli Elcini, dove si può ammirare la 'Castegna Rotonda', l'albero più antico di Genazzano, che nel 2011 è stato abbattuto da un fulmine lasciando soltanto il tronco alla vista dei turisti e dei paesani. In epoca romana Genazzano era luogo di villeggiatura di alcune famiglie patrizie, come gli Antonini, gli Iuli e i Genucia.

Il borgo medievale è originario dell'XI secolo, quando il paese divenne feudo della famiglia Colonna che governavano e vigilavano le strade che collegavano Napoli a Roma. Tra i suoi cittadini più illustri il paesino della campagna romana può annotare anche un Papa, Martino V Oddone Colonna, nato a Genazzano nel 1368. Lo stemma del paese riprende la 'Disfida di Barletta' del 1503 dove i 13 cavalieri di ventura italiani sconfissero i più titolati e meglio armati cavalieri francesi che avevano offeso la dignità dell'Italia. La partecipazione di un cavaliere nato a Genazzano, Giovanni Brancaleone, convinse l'amministrazione comunale, nella seconda metà del XIX secolo, ad inserire nello stemma tredici triangoli bianchi e tredici celesti, uno per ogni cavaliere che aveva partecipato all'evento.

Il comune organizza annualmente un rifacimento della disfida proprio a ricordare l'eroe cittadino Brancaleone. Il 4 e il 5 giugno di ogni anno, tutti gli amanti della disfida possono così assistere a sfilate in costumi medievali, sbandieratori e giostre cavalleresche proprio in ricordo della vittoria italiana sui francesi e dell'eroe di Genazzano Brancaleone. Di notevole interesse artistico-religioso troviamo a Genazzano la chiesa della 'Madonna del Buon Consiglio', restaurata con gli averi della terziaria agostiniana Petruccia di Ienco, che in virtù di questo atto nei confronti della vergine Maria ricevette da Papa Clemente XIV il 22 novembre del 1735 la beatificazione.

La leggenda cittadina narra di come la suora non avesse il denaro necessario per completare l'opera di restauro della chiesa che era ormai in stato di abbandono, e per questa ragione gli abitanti del paese la deridevano e la schernivano, ma la terziaria rispondeva ai suoi accusatori dicendo che prima di morire avrebbe restaurato la chiesa con l'aiuto di S. Agostino, patrono del suo ordine, e della stessa Vergine. Un anno dopo i turchi invasero l'Albania assediando la città di Scutari. Un affresco della Vergine, per sfuggire alla distruzione, fu portato via da due angeli, che furono seguiti da due uomini pii, Giorgi e De Sclavis, che giunsero fino all'Italia a piedi per vedere che l'immagine, trasportata dagli angeli, si posò il 25 aprile 1467 proprio sulla chiesa che era in costruzione.

La chiesa divenne per questa ragione meta di numerosi pellegrinaggi dove i devoti lasciavano ingenti somme di denaro. Con quei soldi la chiesa fu completata e fu anche costruito un convento accanto a essa. l'8 settembre è infatti il giorno dedicato alla Madonna del Buon Consiglio, dove si organizza una fiera nella piazza principale della città e dove la sera è solito un concerto per ricordare e festeggiare il miracolo. Da non perdere è anche l'infiorata di Genazzano che si tiene ogni prima domenica di Luglio, una delle feste più antiche del paese, in cui l'intero territorio del comune è ricoperto da composizioni floreali che formano i disegni più bizzarri.
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