articolo Tempo libero Arte - Cultura
Obiettivi del metodo Feuerstein - Parte II freccevenerdì 27 settembre 2013

Con questa ultima frase non volevamo creare una metafora ma specificare veramente che il lavoro, in alcuni settori, scarseggia talmente tanto che l'occupazione è da considerarsi momentanea e sicuramente non adeguata a mantenere un tenore di vita accettabile in una società contemporanea dove alcuni si possono permettere tutto ed altri non arrivano alla fine del mese. Se la scuola iniziasse a collaborare con le politiche istituzionali invece si creerebbe lavoro, in quanto coloro che escono dagli istituti sono ben accetti sul mercato che li brama e sa come impiegarli.

Il segreto sta quindi nel formare persone a seconda di quali siano le esigenze sociali e lavorative. È infatti inutile creare filosofi o archeologi quando la società non li richiede più, perchè per quanto possa essere affascinante la loro professione, migliaia di studenti che si laureano in queste materie ogni anno rischiano solo di far aumentare la disoccupazione oppure sono costretti ad accontentarsi di un posto a loro non consono, come l'operaio, il barista o il commesso, rubando però il posto a chi, non ha potuto o non era in grado di studiare e più di quella professione non poteva raggiungere.

L'errore come spiegato è però a monte, perchè se si sa bene che non serviranno tanti archeologi o filosofi, allora perchè far iscrivere migliaia e migliaia di studenti all'università? Forse per guadagnare con le tasse universitarie? Potrebbe essere una ragione, ma quanto spende poi lo stato, da un punto di vista sociale, ad avere altre persone che non lavorano e che quindi non producono reddito? La forza di una stato si vede infatti dal reddito della sua popolazione. Più i redditi sono alti più soldi entrano, attraverso le tasse sul lavoro, più inoltre l'economia gira, in quanto grazie a redditi alti si può comprare di più e si possono richiedere più servizi. Morale della favola i negozianti e le società che forniscono servizi assumono, e questo crea altro reddito, e rende lo stato più ricco.

Dopo questo discorso non vi viene voglia da chiedervi perchè lo stato non punti forte sull'occupazione e quindi sull'istruzione? Varando decreti e creando fondi appositi per rendere possibile una cosa del genere? Sicuramente si, ma vediamo più nel dettaglio cosa non va nella scuola di oggi e come potrebbe cambiare, in modo da poter veramente creare un oasi sociale, facendo diminuire anche la microcriminalità fortemente legata alla disoccupazione. Il nocciolo sociale di questa relazione è quindi come poter cambiare la scuola, ma la cosa è talmente tanto vasta che non possiamo trattarla in un solo scritto, limitiamoci quindi a stabilire come poter cambiare la scuola nel suo metodo di insegnamento, facendo in modo che questa non serva solo a coloro che hanno più capacità ma possa essere utile a tutti, anche a coloro che hanno determinate problematiche.

La scuola è infatti in grado di modificare e potenziare le abilità cognitive degli individui. Questo però avviene in maniera caotica e non permette all'apparato cognitiva diventi consapevole dei risultati che sta raggiungendo. Questo è quello che sostiene lo psicologo israeliano Feuerstein, dopo anni e anni di studi sulla psicologia cognitiva, dove ha cercato di capire come funziona il sistema legato alla conoscenza. Il suo approccio cognitivo si basa su quella che viene definita la Modificabilità Cognitiva. Tutti i processi di insegnamento si basano infatti sul concetto di modificabilità dell'intelligenza umana, altrimenti non avrebbe senso insegnare niente perchè il ricevente, cioè la persona a cui insegniamo qualcosa, non potrebbe imparare.

Come conseguenza, se in un certo istante una persona non è in grado di compiere una determinata operazione, non possiamo escludere che in un istante successivo la stessa persona riesca dove in precedenza ha fallito. Affermazioni del tipo "non può imparare perché è troppo stupido" non possono essere accettate nell'ottica del metodo Feuerstein. A qualsiasi età e in qualsiasi condizione fisica o psicologica, è possibile plasmare le proprie abilità cognitive e migliorare la qualità dell'interazione con l'ambiente, come Feuerstein stesso e le sue scuole disseminate in tutto il mondo hanno dimostrato operando su centinaia di casi apparentemente "disperati". La modificazione dell'individuo passa attraverso la mediazione, che può essere esperta o meno.

Una madre esercita l'azione mediatrice sul bambino fin dalla nascita: sceglie gli stimoli adatti e li interpreta, li fa uscire dal contesto concreto, li trasforma in significati, in valori. Un mediatore esperto non fa altro che applicare gli stessi principi della mediazione in maniera consapevole, disponendo tra l'altro di uno strumento cartaceo, il P.A.S. (Programma di Arricchimento Strumentale), un contesto strutturato alternativo agli stimoli ambientali e ai contenuti scolastici. Feuerstein riduce tutti i casi di mancata efficacia dell'azione formativa della scuola (oltre che, più in generale, del "debito formativo" dell'individuo) alla carenza di esperienze di apprendimento mediato, superando tutti i particolari casi di deficit ambientali o genetici di ciascun individuo.

Per l'applicazione corretta del metodo bisogna rispettare rigorosamente tre vincoli:
  • Il tempo di esposizione ad esperienze di apprendimento mediato deve essere sufficientemente lungo
  • Il formatore deve applicare correttamente il metodo
  • Deve esistere un contesto adeguato che riponga fiducia e interesse nell'intervento, sia pronto a recepire le aspettative create nel rapporto allievo-mediatore e a riconoscere e valorizzare i cambiamenti ottenuti nell'allievo
Dei tre vincoli, quello più difficile da rispettare è il secondo. Se i formatori non sono in grado di proporre correttamente le esperienze di apprendimento mediato, il metodo non può che fallire. Ad esempio, un'applicazione meccanica delle schede del PAS riduce il metodo ad una serie di esercizi più o meno complicati che non riescono ad alterare cognitivamente l'allievo. Altri insuccessi si sono avuti quando l'applicazione del metodo non ha tenuto conto dei vincoli sociali a cui erano sottoposti i discenti. L'individuo che viene modificato cognitivamente, deve essere inserito in un ambiente in grado di accettare e di promuovere le sue nuove capacità.

Si è verificato ad esempio che per poter avere dei buoni risultati all'interno di un'azienda, il metodo deve essere applicato prima sulla classe dirigente e poi sugli operai e non viceversa. Anche la mancanza del terzo requisito è causa di fallimenti della metodologia. Il programma di Feuerstein non può avere successo in un consiglio di classe dove regni l'indifferenza verso l'iniziativa, dove vi sia la resistenza a mettersi in discussione, considerando il comportamento dell'allievo come unica causa dell'insuccesso. I primi ad accorgersene, in tale contesto, sono proprio gli studenti, che rileveranno un'incoerenza tra l'attenzione ai processi mentali delle lezioni PAS e la noncuranza verso tali problematiche sperimentata nelle discipline "normali".
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Christian  Vannozzi - vedi tutti gli articoli di Christian  Vannozzi



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Con questa ultima frase non volevamo creare una metafora ma specificare veramente che il lavoro, in alcuni settori, scarseggia talmente tanto che l'occupazione è da considerarsi momentanea e sicuramente non adeguata a mantenere un tenore di vita accettabile in una società contemporanea dove alcuni si possono permettere tutto ed altri non arrivano alla fine del mese. Se la scuola iniziasse a collaborare con le politiche istituzionali invece si creerebbe lavoro, in quanto coloro che escono dagli istituti sono ben accetti sul mercato che li brama e sa come impiegarli.

Il segreto sta quindi nel formare persone a seconda di quali siano le esigenze sociali e lavorative. È infatti inutile creare filosofi o archeologi quando la società non li richiede più, perchè per quanto possa essere affascinante la loro professione, migliaia di studenti che si laureano in queste materie ogni anno rischiano solo di far aumentare la disoccupazione oppure sono costretti ad accontentarsi di un posto a loro non consono, come l'operaio, il barista o il commesso, rubando però il posto a chi, non ha potuto o non era in grado di studiare e più di quella professione non poteva raggiungere.

L'errore come spiegato è però a monte, perchè se si sa bene che non serviranno tanti archeologi o filosofi, allora perchè far iscrivere migliaia e migliaia di studenti all'università? Forse per guadagnare con le tasse universitarie? Potrebbe essere una ragione, ma quanto spende poi lo stato, da un punto di vista sociale, ad avere altre persone che non lavorano e che quindi non producono reddito? La forza di una stato si vede infatti dal reddito della sua popolazione. Più i redditi sono alti più soldi entrano, attraverso le tasse sul lavoro, più inoltre l'economia gira, in quanto grazie a redditi alti si può comprare di più e si possono richiedere più servizi. Morale della favola i negozianti e le società che forniscono servizi assumono, e questo crea altro reddito, e rende lo stato più ricco.

Dopo questo discorso non vi viene voglia da chiedervi perchè lo stato non punti forte sull'occupazione e quindi sull'istruzione? Varando decreti e creando fondi appositi per rendere possibile una cosa del genere? Sicuramente si, ma vediamo più nel dettaglio cosa non va nella scuola di oggi e come potrebbe cambiare, in modo da poter veramente creare un oasi sociale, facendo diminuire anche la microcriminalità fortemente legata alla disoccupazione. Il nocciolo sociale di questa relazione è quindi come poter cambiare la scuola, ma la cosa è talmente tanto vasta che non possiamo trattarla in un solo scritto, limitiamoci quindi a stabilire come poter cambiare la scuola nel suo metodo di insegnamento, facendo in modo che questa non serva solo a coloro che hanno più capacità ma possa essere utile a tutti, anche a coloro che hanno determinate problematiche.

La scuola è infatti in grado di modificare e potenziare le abilità cognitive degli individui. Questo però avviene in maniera caotica e non permette all'apparato cognitiva diventi consapevole dei risultati che sta raggiungendo. Questo è quello che sostiene lo psicologo israeliano Feuerstein, dopo anni e anni di studi sulla psicologia cognitiva, dove ha cercato di capire come funziona il sistema legato alla conoscenza. Il suo approccio cognitivo si basa su quella che viene definita la Modificabilità Cognitiva. Tutti i processi di insegnamento si basano infatti sul concetto di modificabilità dell'intelligenza umana, altrimenti non avrebbe senso insegnare niente perchè il ricevente, cioè la persona a cui insegniamo qualcosa, non potrebbe imparare.

Come conseguenza, se in un certo istante una persona non è in grado di compiere una determinata operazione, non possiamo escludere che in un istante successivo la stessa persona riesca dove in precedenza ha fallito. Affermazioni del tipo "non può imparare perché è troppo stupido" non possono essere accettate nell'ottica del metodo Feuerstein. A qualsiasi età e in qualsiasi condizione fisica o psicologica, è possibile plasmare le proprie abilità cognitive e migliorare la qualità dell'interazione con l'ambiente, come Feuerstein stesso e le sue scuole disseminate in tutto il mondo hanno dimostrato operando su centinaia di casi apparentemente "disperati". La modificazione dell'individuo passa attraverso la mediazione, che può essere esperta o meno.

Una madre esercita l'azione mediatrice sul bambino fin dalla nascita: sceglie gli stimoli adatti e li interpreta, li fa uscire dal contesto concreto, li trasforma in significati, in valori. Un mediatore esperto non fa altro che applicare gli stessi principi della mediazione in maniera consapevole, disponendo tra l'altro di uno strumento cartaceo, il P.A.S. (Programma di Arricchimento Strumentale), un contesto strutturato alternativo agli stimoli ambientali e ai contenuti scolastici. Feuerstein riduce tutti i casi di mancata efficacia dell'azione formativa della scuola (oltre che, più in generale, del "debito formativo" dell'individuo) alla carenza di esperienze di apprendimento mediato, superando tutti i particolari casi di deficit ambientali o genetici di ciascun individuo.

Per l'applicazione corretta del metodo bisogna rispettare rigorosamente tre vincoli:
  • Il tempo di esposizione ad esperienze di apprendimento mediato deve essere sufficientemente lungo
  • Il formatore deve applicare correttamente il metodo
  • Deve esistere un contesto adeguato che riponga fiducia e interesse nell'intervento, sia pronto a recepire le aspettative create nel rapporto allievo-mediatore e a riconoscere e valorizzare i cambiamenti ottenuti nell'allievo
Dei tre vincoli, quello più difficile da rispettare è il secondo. Se i formatori non sono in grado di proporre correttamente le esperienze di apprendimento mediato, il metodo non può che fallire. Ad esempio, un'applicazione meccanica delle schede del PAS riduce il metodo ad una serie di esercizi più o meno complicati che non riescono ad alterare cognitivamente l'allievo. Altri insuccessi si sono avuti quando l'applicazione del metodo non ha tenuto conto dei vincoli sociali a cui erano sottoposti i discenti. L'individuo che viene modificato cognitivamente, deve essere inserito in un ambiente in grado di accettare e di promuovere le sue nuove capacità.

Si è verificato ad esempio che per poter avere dei buoni risultati all'interno di un'azienda, il metodo deve essere applicato prima sulla classe dirigente e poi sugli operai e non viceversa. Anche la mancanza del terzo requisito è causa di fallimenti della metodologia. Il programma di Feuerstein non può avere successo in un consiglio di classe dove regni l'indifferenza verso l'iniziativa, dove vi sia la resistenza a mettersi in discussione, considerando il comportamento dell'allievo come unica causa dell'insuccesso. I primi ad accorgersene, in tale contesto, sono proprio gli studenti, che rileveranno un'incoerenza tra l'attenzione ai processi mentali delle lezioni PAS e la noncuranza verso tali problematiche sperimentata nelle discipline "normali".
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Christian  Vannozzi - vedi tutti gli articoli di Christian  Vannozzi



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