articolo Benessere Attività fisica
Come difendersi grazie al Judo freccelunedì 23 settembre 2013

Il judo deriva dall’antica arte marziale giapponese del Ju-Jutsu, che affondo a sua volta le sue origini nell’arte tradizionale e rituale del sumo, una lotta corpo a corpo e senza armi che veniva pratica in Giappone fin dal 5000 a.C., in quella che veniva definita l’epoca Nara, dal nome dell’antichissima capitale imperiale che precedette sia Kyoto che Edo (l’attuale Tokyo). A differenza del sumo, che era per lo più un’arte rituale, il Ju-Jutsu nacque proprio come arte marziale con lo scopo sia di difendersi che di attaccare l’avversario a mani nude, quando cioè si era sprovvisti di armi.

L’arte fu infatti praticata dai samurai e dagli esponenti dell’alta borghesia che non potevano portare armi, i primi a causa di una sconfitta militare e della perdita del loro dominio, e i secondi perché non facendo parte della casta militare non potevano portare ne spada ne nessun’altro tipo di arma legalmente. Lo stile di combattimento più antico che si conosce è il Takeuchi-ryu creato da Hisamori Takeuchi nel 1532 a Sakushu. Questo stile pone si basa essenzialmente sull’arte di immobilizzare l’avversario. Durante il periodo in cui resse lo Stato il generale Toyotomi, signore di Osaka, si organizzarono dei tornei di Ju-Jutsu dove sorsero nuove scuole e nuovi stili di combattimento.

Ogni parte del Giappone aveva infatti un suo stile caratteristico e faceva di una tecnica particolare la sua arte distintiva. Nel periodo Edo, caratterizzato dalla dominazione Tokugawa dello Shogunato, il Ju-Jutsu si espresse in tutti i suoi stili favorito da un lungo periodo di stabilità economico-politica e dalla mancanza di guerre. Nei quasi tre secoli di dominio Tokugawa il Ju-Jutsu ebbe l’opportunità di svilupparsi nella forma che conosciamo oggi, inglobando in esso gli insegnamenti buddhisti e confuciani e il codice morale del guerriero samurai, il bushido.

La sua derivazione in chiave sportiva e non violenta è il Judo, utilizzato per lo più come tecnica di difesa personale giapponese sfruttando la forza dell’avversario contro lui stesso. Nel Judo non è infatti necessario essere grandi e forti, anzi questo potrebbe trasformarsi in un arma contro se stessi perché le tecniche di difesa sono create proprio per usare l’energia dell’avversario contro lui stesso. Oggigiorno la disciplina del Judo è popolare in tutto il mondo, è un’ottima tecnica di difesa personale che viene praticata anche da donne e bambini.

Il fondatore della disciplina fu il maestro di Ju-Jutsu Jigoro Kano, fondatore anche del Kodokan, una vera e propria scuola, con sede nella capitale giapponese Tokyo che coordina il Judo a livello mondiale. Jigoro Kano nacque nel 1860 nel paesino di Mikage, nei pressi di Kobe. Gli anni della sua giovinezza furono gli ultimi anni della dinastia Tokugawa e dell’intero Shogunato. L’editto dell’Imperatore Meiji e la sua restaurazione portarono al divieto, per i samurai, di portare la spada, e per la popolazione civile iniziò una specie di rifiuto verso le tradizioni dell’arcipelago che portò al rifiuto di tutte le arti tradizionali, compreso il Ju-Jutsu.

Il giovane Jigoro Kano, gracile e di corporatura esile iniziò a prendere lezioni di Ju-Jutsu all’università di Tokyo, quando aveva 18 anni, sotto la guida del maestro Fukuda, suo mentore e insegnante non solo marziale ma anche di morale e di vita. Una volta laureato e diventato abile nelle tecniche del Ju-Jutsu, decise di creare una sua scuola assieme ai suoi allievi più bravi. Sorse così il Kodokan, che all’inizio fu una vera e propria fucina per il Judo, dove il giovane Jigoro e i suoi collaboratori presero le tecniche più valide delle varie forme di Ju-Jutsu per creare appunto il Judo, che nell’idea del maestro Kano doveva basarsi essenzialmente sul fatto che chiunque potesse sbattere a terra chiunque.

Anche l’avversario più pericoloso e più grosso poteva essere sconfitto, bastava la giusta applicazione della tecnica e l’impossibile diventava possibile. Questo aprì le porte della lotta a tutti coloro che si ritenevano deboli e alle donne che finalmente potevano difendersi dai malintenzionati. Ben presto il Judo fu notato dal ministero dell’istruzione giapponese che lo prese e lo inserì come disciplina scolastica. Il Judo venne così insegnato a scuola, rendendo ogni giapponese, sia maschio che femmina, di qualsiasi stazza o statura in grado di difendersi (per maggiori approfondimenti consigliamo l’uscita numero 20 della rivista InStoria, dedicata al Giappone). 
©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Christian  Vannozzi - vedi tutti gli articoli di Christian  Vannozzi



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Il judo deriva dall’antica arte marziale giapponese del Ju-Jutsu, che affondo a sua volta le sue origini nell’arte tradizionale e rituale del sumo, una lotta corpo a corpo e senza armi che veniva pratica in Giappone fin dal 5000 a.C., in quella che veniva definita l’epoca Nara, dal nome dell’antichissima capitale imperiale che precedette sia Kyoto che Edo (l’attuale Tokyo). A differenza del sumo, che era per lo più un’arte rituale, il Ju-Jutsu nacque proprio come arte marziale con lo scopo sia di difendersi che di attaccare l’avversario a mani nude, quando cioè si era sprovvisti di armi.

L’arte fu infatti praticata dai samurai e dagli esponenti dell’alta borghesia che non potevano portare armi, i primi a causa di una sconfitta militare e della perdita del loro dominio, e i secondi perché non facendo parte della casta militare non potevano portare ne spada ne nessun’altro tipo di arma legalmente. Lo stile di combattimento più antico che si conosce è il Takeuchi-ryu creato da Hisamori Takeuchi nel 1532 a Sakushu. Questo stile pone si basa essenzialmente sull’arte di immobilizzare l’avversario. Durante il periodo in cui resse lo Stato il generale Toyotomi, signore di Osaka, si organizzarono dei tornei di Ju-Jutsu dove sorsero nuove scuole e nuovi stili di combattimento.

Ogni parte del Giappone aveva infatti un suo stile caratteristico e faceva di una tecnica particolare la sua arte distintiva. Nel periodo Edo, caratterizzato dalla dominazione Tokugawa dello Shogunato, il Ju-Jutsu si espresse in tutti i suoi stili favorito da un lungo periodo di stabilità economico-politica e dalla mancanza di guerre. Nei quasi tre secoli di dominio Tokugawa il Ju-Jutsu ebbe l’opportunità di svilupparsi nella forma che conosciamo oggi, inglobando in esso gli insegnamenti buddhisti e confuciani e il codice morale del guerriero samurai, il bushido.

La sua derivazione in chiave sportiva e non violenta è il Judo, utilizzato per lo più come tecnica di difesa personale giapponese sfruttando la forza dell’avversario contro lui stesso. Nel Judo non è infatti necessario essere grandi e forti, anzi questo potrebbe trasformarsi in un arma contro se stessi perché le tecniche di difesa sono create proprio per usare l’energia dell’avversario contro lui stesso. Oggigiorno la disciplina del Judo è popolare in tutto il mondo, è un’ottima tecnica di difesa personale che viene praticata anche da donne e bambini.

Il fondatore della disciplina fu il maestro di Ju-Jutsu Jigoro Kano, fondatore anche del Kodokan, una vera e propria scuola, con sede nella capitale giapponese Tokyo che coordina il Judo a livello mondiale. Jigoro Kano nacque nel 1860 nel paesino di Mikage, nei pressi di Kobe. Gli anni della sua giovinezza furono gli ultimi anni della dinastia Tokugawa e dell’intero Shogunato. L’editto dell’Imperatore Meiji e la sua restaurazione portarono al divieto, per i samurai, di portare la spada, e per la popolazione civile iniziò una specie di rifiuto verso le tradizioni dell’arcipelago che portò al rifiuto di tutte le arti tradizionali, compreso il Ju-Jutsu.

Il giovane Jigoro Kano, gracile e di corporatura esile iniziò a prendere lezioni di Ju-Jutsu all’università di Tokyo, quando aveva 18 anni, sotto la guida del maestro Fukuda, suo mentore e insegnante non solo marziale ma anche di morale e di vita. Una volta laureato e diventato abile nelle tecniche del Ju-Jutsu, decise di creare una sua scuola assieme ai suoi allievi più bravi. Sorse così il Kodokan, che all’inizio fu una vera e propria fucina per il Judo, dove il giovane Jigoro e i suoi collaboratori presero le tecniche più valide delle varie forme di Ju-Jutsu per creare appunto il Judo, che nell’idea del maestro Kano doveva basarsi essenzialmente sul fatto che chiunque potesse sbattere a terra chiunque.

Anche l’avversario più pericoloso e più grosso poteva essere sconfitto, bastava la giusta applicazione della tecnica e l’impossibile diventava possibile. Questo aprì le porte della lotta a tutti coloro che si ritenevano deboli e alle donne che finalmente potevano difendersi dai malintenzionati. Ben presto il Judo fu notato dal ministero dell’istruzione giapponese che lo prese e lo inserì come disciplina scolastica. Il Judo venne così insegnato a scuola, rendendo ogni giapponese, sia maschio che femmina, di qualsiasi stazza o statura in grado di difendersi (per maggiori approfondimenti consigliamo l’uscita numero 20 della rivista InStoria, dedicata al Giappone). 
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