articolo Finanza familiare Guadagnare
Come si calcola l'assegno di mantenimento freccemartedì 3 settembre 2013

L'assegno di mantenimento è un sussidio, di tipo economico, che deve essere versato dal coniuge che ha reso inevitabile la separazione e il divorzio a colui che ne è rimasto leso. In ogni matrimonio c'è infatti un reo, ovvero colui che genera la casa di separazione e una parte lesa, cioè quel coniuge che subisce l'azione e si ritrova in posizione di non poter far nulla. Lo Stato viene allora in aiuto del coniuge più debole stabilendo che il reo fornisca un sussidio economico, sotto forma appunto di un'assegno di mantenimento, all'altro coniuge.

In questa guida aiuteremo il lettore, o la lettrice, a orientarsi su come si calcola l'assegno di mantenimento. La condizione principale stabilita dalla legge è che il coniuge che si vede offeso deve poter mantenere lo stesso tenore di vita che conduceva prima della separazione. Il mantenimento va quindi erogato solamente se la parte offesa sia in condizioni economiche precarie e non se questa è più ricca del reo. Il concetto si basa quindi sull'obbligo di continuare a provvedere, economicamente, alla famiglia anche se ormai non se ne fa più parte.

A differenza di tutte le altre forme di sussidio il mantenimento ha quindi un carattere morale che è strettamente legato agli obblighi matrimoniali che si sono assunti con il matrimonio. In pratica anche se il contratto matrimoniale viene sciolto, per il colpevole non si è liberati dal vincolo di dover provvedere alla famiglia che si lascia. Tale obbligo però sussiste solo se la famiglia non è in grado di mantenersi da sola o se in seguito alla separazione/divorzio non è più in grado di avere un tenore di vita normale, e cioè che consenta ai figli di studiare, o di badare alla casa, di pagare le bollette ecc.

Il giudice dovrà quindi pronunciarsi sull'ammontare di questo assegno valutando tutti questi fattori e riesaminandoli di tanto in tanto qualora le condizioni vengono a modificarsi. Può infatti capitare che in virtù di un nuovo matrimonio, o di una promozione al lavoro, o di una vincita alla lotteria, il coniuge offeso non sia più nella condizione stabilita dalla prima sentenza, e anzi diventi anche più ricco del coniuge che concede il mantenimento. In quel caso si perdono i diritti all'assegno, in quanto non sussiste più l'obbligo di provvedere a chi può già provvedere a se stesso da solo.
©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Christian  Vannozzi - vedi tutti gli articoli di Christian  Vannozzi



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L'assegno di mantenimento è un sussidio, di tipo economico, che deve essere versato dal coniuge che ha reso inevitabile la separazione e il divorzio a colui che ne è rimasto leso. In ogni matrimonio c'è infatti un reo, ovvero colui che genera la casa di separazione e una parte lesa, cioè quel coniuge che subisce l'azione e si ritrova in posizione di non poter far nulla. Lo Stato viene allora in aiuto del coniuge più debole stabilendo che il reo fornisca un sussidio economico, sotto forma appunto di un'assegno di mantenimento, all'altro coniuge.

In questa guida aiuteremo il lettore, o la lettrice, a orientarsi su come si calcola l'assegno di mantenimento. La condizione principale stabilita dalla legge è che il coniuge che si vede offeso deve poter mantenere lo stesso tenore di vita che conduceva prima della separazione. Il mantenimento va quindi erogato solamente se la parte offesa sia in condizioni economiche precarie e non se questa è più ricca del reo. Il concetto si basa quindi sull'obbligo di continuare a provvedere, economicamente, alla famiglia anche se ormai non se ne fa più parte.

A differenza di tutte le altre forme di sussidio il mantenimento ha quindi un carattere morale che è strettamente legato agli obblighi matrimoniali che si sono assunti con il matrimonio. In pratica anche se il contratto matrimoniale viene sciolto, per il colpevole non si è liberati dal vincolo di dover provvedere alla famiglia che si lascia. Tale obbligo però sussiste solo se la famiglia non è in grado di mantenersi da sola o se in seguito alla separazione/divorzio non è più in grado di avere un tenore di vita normale, e cioè che consenta ai figli di studiare, o di badare alla casa, di pagare le bollette ecc.

Il giudice dovrà quindi pronunciarsi sull'ammontare di questo assegno valutando tutti questi fattori e riesaminandoli di tanto in tanto qualora le condizioni vengono a modificarsi. Può infatti capitare che in virtù di un nuovo matrimonio, o di una promozione al lavoro, o di una vincita alla lotteria, il coniuge offeso non sia più nella condizione stabilita dalla prima sentenza, e anzi diventi anche più ricco del coniuge che concede il mantenimento. In quel caso si perdono i diritti all'assegno, in quanto non sussiste più l'obbligo di provvedere a chi può già provvedere a se stesso da solo.
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