articolo Orto Frutteto
Le Albicocche freccevenerdì 5 maggio 2017

Le Albicocche, un frutto delizioso, che per essere apprezzato appieno dovrebbe essere coltivato nel proprio giardino. Infatti, chi ha la fortuna di possedere una pianta di albicocche nel proprio spazio verde sa bene che il profumo e il sapore dei frutti maturi colti direttamente dall’albero sono incomparabilmente più intensi e deliziosi di quelli delle albicocche comprate dal fruttivendolo o al supermercato. L’esigenza di dover trasportare e conservare le albicocche dal momento della raccolta fino a quello in cui vengono comprate dal consumatore impone alle aziende agricole produttrici di dover effettuare la raccolta prima che il frutto sia giunto a piena maturazione, per cui le albicocche, dovendo maturare dopo essere state staccate dalla pianta, non riescono ad acquisire il profumo e il sapore di quelle che invece giungono a completa maturazione sull’albero. Ecco quindi un ottimo motivo per coltivare almeno una pianta di albicocche nel proprio giardino.

Esigenze ambientali
Originario della Cina, l’albicocco è una pianta abbastanza rustica, ma questo non vuol dire che può essere coltivato ovunque in quanto alcune condizioni ambientali possono essere causa di un raccolto decisamente scarso. Infatti, l’albicocco è una pianta che fiorisce molto presto, tra le prime in assoluto a fiorire tra gli alberi da frutta, e ciò avviene a metà marzo, per cui è sconsigliabile coltivarlo in zone soggette a gelate tardive che possono rovinare i fiori e quindi compromettere seriamente il raccolto. Anche la pioggia e la nebbia sono dannose dopo la fioritura in quanto favoriscono gli attacchi del marciume a circoli che causa la morte dei fiori, per cui la pianta non arriverà a fruttificare.

In Italia le zone più adatte alla coltivazione dell’Albicocco sono quelle del centro-sud, e infatti le maggiori zone di produzione sono la Campania, l’Emilia-Romagna e la Liguria che, come tutti ben sanno, gode di un clima che poi tanto settentrionale non è. In tutti i casi è bene scegliere un posto ben riparato dai venti freddi, come a ridosso di un muso, e ben esposto al sole. Le esigenze in fatto di terreno sono invece legate al portainnesto, per cui è bene sceglierlo in base alla natura del terreno in cui poi lo si andrà a coltivare.

Le Varietà
Le varietà dell’Albicocco sono molto numerose, e al tempo stesso sono molto sensibili ai vari microclimi, tanto è vero che i tentativi di trasferire alcune varietà tipiche si alcune zone in altre dal microclima diverso sono miseramente falliti. Per cui, fatte salve alcune eccezioni, come le varietà Caninos, Monaco e Cafona, che si adattano più facilmente ad ambienti diversi, la scelta delle varietà è strettamente legata alla zona climatica in cui ci si trova.
Tra le varietà coltivate nell’Italia Meridionale quelle che assicurano i migliori risultati sono le Cafona, Monaco, Prete, Boccuccia, Palummella e Baracca. In Liguria vanno invece coltivate le Valleggia e Bulida. In Emilia-Romagna si coltivano le Reale Imola, Tonda di Tossignano e le cultivar di origine francese Paviot e Luizet.
La stagione delle albicocche dura un paio di mesi, ovvero da metà giugno a metà agosto.

La Piantagione e la scelta del Portainnesto

Il periodo migliore per piantare l’Albicocco è tra ottobre e novembre. Diversamente dal ciliegio, le varietà dell’albicocco sono generalmente autofertili, per cui se anche se ne vuole piantare un solo esemplare isolato, non ci sono problemi per la fruttificazione.

Quando si acquista la pianta da trapiantare nel proprio giardino o orto, è necessario scegliere con cura non solo la varietà di albicocche, ma anche il portainnesto, per cui nell’effettuare questa scelta è necessario tener conto della natura del terreno del giardino, o anche solo della zona di terreno che dovrà ospitare la pianta. I portainnesti dell’albicocco che più comunemente si trovano in commercio sono il susino mirabolano, il susino San Giuliano e il franco di Albicocco.

Il Susino Mirabolano è attualmente il portainnesto più diffuso in Italia. SI adatta benissimo ai terreni umidi, ma non altrettanto al freddo per cui non è adatto alle regioni settentrionali. L’albicocco innestato su questo portainnesto raggiunge dimensioni notevoli, fino a 7-8 metri di altezza per 4-5 di diametro, per cui se si ha poco spazio a disposizione in giardino o nell’orto è bene scegliere un altro portainnesto.

Il Susino San Giuliano è il portainnesto perfetto per chi ha poco spazio da destinare alla pianta, perché l’albicocco che vi si innesta raggiunge dimensioni molto più contenute. Va bene sia per i terreni umidi che per quelli asciutti.

Il Franco di Albicocco è un portainnesto particolare in quanto ottenuto a partire da un seme di albicocco. L’albicocco innestato su questo portainnesto diventa produttivo solo dopo 5-6 anni, esige terreni permeabili in quanto non sopporta i ristagni d’acqua e predilige i terreni asciutti, resiste bene alla presenza di calcare nel terreno e diventa una pianta molto vigorosa, longeva e produttiva.

La Potatura
Potatura di allevamento: l’albicocco sopporta male le potature drastiche per cui per limitare il più possibile gli interventi di taglio, si alleva generalmente in forma libera. Nei primi anni è quindi sufficiente una potatura leggera per eliminare eventuali rami danneggiati o interessati da malformazioni, ricorrendo piuttosto all’inclinazione dei rami anziché ai tagli per formare la pianta. Bisogna infatti tenere a mente che la posizione verticale del ramo ne determina un irrobustimento a scapito della fruttificazione, che risulta invece essere stimolata da una posizione tendente all’orizzontale.

Potatura di produzione:
l’Albicocco produce i suoi frutti su dardi fioriferi, i così detti “mazzetti di maggio”, e sui rami misti di un anno. Le piante giovani e vigorose producono anche sui rami anticipati, che si formano verso la fine dell’estate nelle zone apicali dei rami misti, ma i frutti prodotti sono più piccoli e precoci. Con l’invecchiamento della pianta, la produzione dei frutti è data in particolar modo dai dardi fioriferi perché la formazione di rami nuovi tende a diminuire. La potatura di produzione si esegue nel pieno dell’inverno e deve rispettare i dardi fioriferi e consiste essenzialmente in un diradamento dei rami misti che si sono formati nella primavera-estate precedente: i rami vanno eliminati e non accorciati.

In annate in cui la pianta risulti essere eccessivamente carica di frutti è indispensabile diradarli, sia per ottenere frutti più grossi nell’anno in corso, sia per favorire la differenziazione a fiore delle gemme e, di conseguenza, la produzione di frutti dell’anno successivo, contrastando così il fenomeno dell’alternanza di produzione che, in sostanza, consiste in una annata piena e in una decisamente scarsa.

Malattie e Parassiti
Oltre al Marciume o Muffa a Circoli cui si è accennato in precedenza, le malattie e i parassiti che possono colpire l’albicocco sono quelli tipici delle drupacee.
Parassiti vegetali: L’impallinatura o Coryneum è una malattia prodotta da un fungo. Il Coryneum beijerinckii, che si manifesta con macchie brune, che poi diventano buchi, sulle foglie. Il fungo può anche colpire i frutti in formazione, al livello del peduncolo, che di conseguenza cadono anticipatamente. Si combatte con 2-3 trattamenti invernali: il primo dopo la caduta delle foglie; il secondo sul finire dell’inverno; il terzo nel caso di attacchi gravi, alla ripresa vegetativa. So usano prodotti a base di rame come la poltiglia bordolese, oppure anche Thiram o Ziram che, se la temperatura non è elevata, si possono distribuire anche quando la pianta è già coperta di foglie. Altre malattie comuni sono i Marciumi Radicali e il Mal del Piombo


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Le Albicocche, un frutto delizioso, che per essere apprezzato appieno dovrebbe essere coltivato nel proprio giardino. Infatti, chi ha la fortuna di possedere una pianta di albicocche nel proprio spazio verde sa bene che il profumo e il sapore dei frutti maturi colti direttamente dall’albero sono incomparabilmente più intensi e deliziosi di quelli delle albicocche comprate dal fruttivendolo o al supermercato. L’esigenza di dover trasportare e conservare le albicocche dal momento della raccolta fino a quello in cui vengono comprate dal consumatore impone alle aziende agricole produttrici di dover effettuare la raccolta prima che il frutto sia giunto a piena maturazione, per cui le albicocche, dovendo maturare dopo essere state staccate dalla pianta, non riescono ad acquisire il profumo e il sapore di quelle che invece giungono a completa maturazione sull’albero. Ecco quindi un ottimo motivo per coltivare almeno una pianta di albicocche nel proprio giardino.

Esigenze ambientali
Originario della Cina, l’albicocco è una pianta abbastanza rustica, ma questo non vuol dire che può essere coltivato ovunque in quanto alcune condizioni ambientali possono essere causa di un raccolto decisamente scarso. Infatti, l’albicocco è una pianta che fiorisce molto presto, tra le prime in assoluto a fiorire tra gli alberi da frutta, e ciò avviene a metà marzo, per cui è sconsigliabile coltivarlo in zone soggette a gelate tardive che possono rovinare i fiori e quindi compromettere seriamente il raccolto. Anche la pioggia e la nebbia sono dannose dopo la fioritura in quanto favoriscono gli attacchi del marciume a circoli che causa la morte dei fiori, per cui la pianta non arriverà a fruttificare.

In Italia le zone più adatte alla coltivazione dell’Albicocco sono quelle del centro-sud, e infatti le maggiori zone di produzione sono la Campania, l’Emilia-Romagna e la Liguria che, come tutti ben sanno, gode di un clima che poi tanto settentrionale non è. In tutti i casi è bene scegliere un posto ben riparato dai venti freddi, come a ridosso di un muso, e ben esposto al sole. Le esigenze in fatto di terreno sono invece legate al portainnesto, per cui è bene sceglierlo in base alla natura del terreno in cui poi lo si andrà a coltivare.

Le Varietà
Le varietà dell’Albicocco sono molto numerose, e al tempo stesso sono molto sensibili ai vari microclimi, tanto è vero che i tentativi di trasferire alcune varietà tipiche si alcune zone in altre dal microclima diverso sono miseramente falliti. Per cui, fatte salve alcune eccezioni, come le varietà Caninos, Monaco e Cafona, che si adattano più facilmente ad ambienti diversi, la scelta delle varietà è strettamente legata alla zona climatica in cui ci si trova.
Tra le varietà coltivate nell’Italia Meridionale quelle che assicurano i migliori risultati sono le Cafona, Monaco, Prete, Boccuccia, Palummella e Baracca. In Liguria vanno invece coltivate le Valleggia e Bulida. In Emilia-Romagna si coltivano le Reale Imola, Tonda di Tossignano e le cultivar di origine francese Paviot e Luizet.
La stagione delle albicocche dura un paio di mesi, ovvero da metà giugno a metà agosto.

La Piantagione e la scelta del Portainnesto

Il periodo migliore per piantare l’Albicocco è tra ottobre e novembre. Diversamente dal ciliegio, le varietà dell’albicocco sono generalmente autofertili, per cui se anche se ne vuole piantare un solo esemplare isolato, non ci sono problemi per la fruttificazione.

Quando si acquista la pianta da trapiantare nel proprio giardino o orto, è necessario scegliere con cura non solo la varietà di albicocche, ma anche il portainnesto, per cui nell’effettuare questa scelta è necessario tener conto della natura del terreno del giardino, o anche solo della zona di terreno che dovrà ospitare la pianta. I portainnesti dell’albicocco che più comunemente si trovano in commercio sono il susino mirabolano, il susino San Giuliano e il franco di Albicocco.

Il Susino Mirabolano è attualmente il portainnesto più diffuso in Italia. SI adatta benissimo ai terreni umidi, ma non altrettanto al freddo per cui non è adatto alle regioni settentrionali. L’albicocco innestato su questo portainnesto raggiunge dimensioni notevoli, fino a 7-8 metri di altezza per 4-5 di diametro, per cui se si ha poco spazio a disposizione in giardino o nell’orto è bene scegliere un altro portainnesto.

Il Susino San Giuliano è il portainnesto perfetto per chi ha poco spazio da destinare alla pianta, perché l’albicocco che vi si innesta raggiunge dimensioni molto più contenute. Va bene sia per i terreni umidi che per quelli asciutti.

Il Franco di Albicocco è un portainnesto particolare in quanto ottenuto a partire da un seme di albicocco. L’albicocco innestato su questo portainnesto diventa produttivo solo dopo 5-6 anni, esige terreni permeabili in quanto non sopporta i ristagni d’acqua e predilige i terreni asciutti, resiste bene alla presenza di calcare nel terreno e diventa una pianta molto vigorosa, longeva e produttiva.

La Potatura
Potatura di allevamento: l’albicocco sopporta male le potature drastiche per cui per limitare il più possibile gli interventi di taglio, si alleva generalmente in forma libera. Nei primi anni è quindi sufficiente una potatura leggera per eliminare eventuali rami danneggiati o interessati da malformazioni, ricorrendo piuttosto all’inclinazione dei rami anziché ai tagli per formare la pianta. Bisogna infatti tenere a mente che la posizione verticale del ramo ne determina un irrobustimento a scapito della fruttificazione, che risulta invece essere stimolata da una posizione tendente all’orizzontale.

Potatura di produzione:
l’Albicocco produce i suoi frutti su dardi fioriferi, i così detti “mazzetti di maggio”, e sui rami misti di un anno. Le piante giovani e vigorose producono anche sui rami anticipati, che si formano verso la fine dell’estate nelle zone apicali dei rami misti, ma i frutti prodotti sono più piccoli e precoci. Con l’invecchiamento della pianta, la produzione dei frutti è data in particolar modo dai dardi fioriferi perché la formazione di rami nuovi tende a diminuire. La potatura di produzione si esegue nel pieno dell’inverno e deve rispettare i dardi fioriferi e consiste essenzialmente in un diradamento dei rami misti che si sono formati nella primavera-estate precedente: i rami vanno eliminati e non accorciati.

In annate in cui la pianta risulti essere eccessivamente carica di frutti è indispensabile diradarli, sia per ottenere frutti più grossi nell’anno in corso, sia per favorire la differenziazione a fiore delle gemme e, di conseguenza, la produzione di frutti dell’anno successivo, contrastando così il fenomeno dell’alternanza di produzione che, in sostanza, consiste in una annata piena e in una decisamente scarsa.

Malattie e Parassiti
Oltre al Marciume o Muffa a Circoli cui si è accennato in precedenza, le malattie e i parassiti che possono colpire l’albicocco sono quelli tipici delle drupacee.
Parassiti vegetali: L’impallinatura o Coryneum è una malattia prodotta da un fungo. Il Coryneum beijerinckii, che si manifesta con macchie brune, che poi diventano buchi, sulle foglie. Il fungo può anche colpire i frutti in formazione, al livello del peduncolo, che di conseguenza cadono anticipatamente. Si combatte con 2-3 trattamenti invernali: il primo dopo la caduta delle foglie; il secondo sul finire dell’inverno; il terzo nel caso di attacchi gravi, alla ripresa vegetativa. So usano prodotti a base di rame come la poltiglia bordolese, oppure anche Thiram o Ziram che, se la temperatura non è elevata, si possono distribuire anche quando la pianta è già coperta di foglie. Altre malattie comuni sono i Marciumi Radicali e il Mal del Piombo


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