articolo Tempo libero Girovagando
San Vito Romano: grazioso paesino nel cuore del Lazio - Parte II freccegiovedì 3 aprile 2014

Durante il dominio di Subiaco, ad esercitare il potere sul comune c'erano i Seniores, e cioè degli uomini anziani ed esperti di vita che venivano eletti direttamente dal popolo. Per garantire la difesa dell'area, i monaci di Subiaco non possedendo un esercito, vendettero San Vito ai principi Colonna, che erano i signori di Genazzano. Questi potenziarono le difese cittadine sia per difendersi dalle incursioni saracene sia dalle truppe del papa, con il quale i Colonna era in rotta. Sono conservate due porte relative a questo periodo: “Porta dell’Ospedale” e “Porta del Ponte”, per il ponte levatoio che permetteva l’attraversamento del canalone dei “Cavoni” e l’ingresso al paese.

Le porte sono realizzate con archi a sesto acuto, costituiti da blocchi con legante di calce bianca. L’altra porta di San Vito detta “Porta Borgo” si trova a pochi metri da via delle Logge, la zona più elevata del paese sino alla costruzione del Borgo Mario Theodoli nel 1649. La via chiusa su un lato delle case adiacenti il Castello Theodoli, presenta sul lato opposto degli archi panoramici dai quali è possibile vedere una parte del centro storico e il territorio limitrofo. Dalla via si accede alla piazza della chiesa di Santa Maria de Arce dove si trova l’ingresso principale del Castello Theodoli. Il borgo che si costruì intorno al castello risale al XIV sec. Una prima fortificazione nel paese di San Vito Romano risale al X secolo, in quanto il luogo, che dominava la valle del Sacco, viene scelto dai monaci benedettini dell'Abbazia di Subiaco per proteggersi dalle scorrerie dei saraceni che durante quel secolo avevano fatto più volte scorrerie lungo il Lazio.

Nel 1180, grazie al ritrovamento di un documento, possiamo testimoniare il passaggio della rocca alla famiglia di Genazzano di principi Colonna che iniziarono un ampliamento e una maggiore fortificazione del castello. Le mura del castello vennero ingrandite e dotate di uno spalto, cioè una scpecie di corridoio dove le sentinelle potevano passeggiare per controllare meglio la situazione. Una lapide situata all'interno del castello datata 1365 testimonia che li è nato Oddone Colonna, che fu papa Martino V, anche se una testimonianza simile esiste anche nel feudo di Genazzano e quindi il dato non può ritenersi attendibile in maniera assoluta. Il castello fu venduto da Marcantonio Colonna, eroe della battaglia navale di Lepanto dove la cristianità sconfisse la flotta turca, alla famiglia dei Massimo a causa di un debito che i Colonna avevano contratto.

I Massimo, a loro volta, vendettero il comune alla famiglia Theodoli nel 1575 per l'enorme somma di 20000 scudi romani. Il principe Carlo Theodoli ristrutturò sia il borgo antico che il castello il quale venne non solo rafforzato ma anche abbellito con una loggia ad arcate. Fonti: Maria Chiaba: "Alle origini della Nuova Roma: Martino V(1417-1431)" in Atti del Convegno, Roma 2-5 marzo 1992, Nuovi Studi Storici Palazzo Borromini Donatella Fiorani:,"Chiesa dei Ss. Sebastiano e Rocco in San Vito Romano" in Storia e restauro, 2003, Ed. Gangemi I brani sono tratti da: R.TUCCIARONE I Saraceni nel Ducato di Gaeta e nell'Italia centro-meridionale, Gaeta 1991; e M.TALBI L'Émirat Aghlabide, Parigi 1966. - R. TUCCIARONE, I Saraceni nel Ducato di Gaeta e nell’Italia centro-meridionale, Gaeta, 1991.
©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Christian  Vannozzi - vedi tutti gli articoli di Christian  Vannozzi



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Le porte sono realizzate con archi a sesto acuto, costituiti da blocchi con legante di calce bianca. L’altra porta di San Vito detta “Porta Borgo” si trova a pochi metri da via delle Logge, la zona più elevata del paese sino alla costruzione del Borgo Mario Theodoli nel 1649. La via chiusa su un lato delle case adiacenti il Castello Theodoli, presenta sul lato opposto degli archi panoramici dai quali è possibile vedere una parte del centro storico e il territorio limitrofo. Dalla via si accede alla piazza della chiesa di Santa Maria de Arce dove si trova l’ingresso principale del Castello Theodoli. Il borgo che si costruì intorno al castello risale al XIV sec. Una prima fortificazione nel paese di San Vito Romano risale al X secolo, in quanto il luogo, che dominava la valle del Sacco, viene scelto dai monaci benedettini dell'Abbazia di Subiaco per proteggersi dalle scorrerie dei saraceni che durante quel secolo avevano fatto più volte scorrerie lungo il Lazio.

Nel 1180, grazie al ritrovamento di un documento, possiamo testimoniare il passaggio della rocca alla famiglia di Genazzano di principi Colonna che iniziarono un ampliamento e una maggiore fortificazione del castello. Le mura del castello vennero ingrandite e dotate di uno spalto, cioè una scpecie di corridoio dove le sentinelle potevano passeggiare per controllare meglio la situazione. Una lapide situata all'interno del castello datata 1365 testimonia che li è nato Oddone Colonna, che fu papa Martino V, anche se una testimonianza simile esiste anche nel feudo di Genazzano e quindi il dato non può ritenersi attendibile in maniera assoluta. Il castello fu venduto da Marcantonio Colonna, eroe della battaglia navale di Lepanto dove la cristianità sconfisse la flotta turca, alla famiglia dei Massimo a causa di un debito che i Colonna avevano contratto.

I Massimo, a loro volta, vendettero il comune alla famiglia Theodoli nel 1575 per l'enorme somma di 20000 scudi romani. Il principe Carlo Theodoli ristrutturò sia il borgo antico che il castello il quale venne non solo rafforzato ma anche abbellito con una loggia ad arcate. Fonti: Maria Chiaba: "Alle origini della Nuova Roma: Martino V(1417-1431)" in Atti del Convegno, Roma 2-5 marzo 1992, Nuovi Studi Storici Palazzo Borromini Donatella Fiorani:,"Chiesa dei Ss. Sebastiano e Rocco in San Vito Romano" in Storia e restauro, 2003, Ed. Gangemi I brani sono tratti da: R.TUCCIARONE I Saraceni nel Ducato di Gaeta e nell'Italia centro-meridionale, Gaeta 1991; e M.TALBI L'Émirat Aghlabide, Parigi 1966. - R. TUCCIARONE, I Saraceni nel Ducato di Gaeta e nell’Italia centro-meridionale, Gaeta, 1991.
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