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Cantico di Natale: una critica sociale a sfondo fiabesco freccegiovedì 14 novembre 2013

Il Cantico di Natale, o ballata di Natale è senza dubbio uno delle opere più celebri dello scrittore Charles Dickens (1812-1870). Appartiene a un genere letterario definito fantastico, questo per il suo carattere mistico che porta il perfido protagonista a confrontarsi con dei fantasmi che rappresentano lo spirito del Natale. Il romanzo, oltre ad essere una delle più commoventi storie di Natale del mondo è anche, e forse soprattutto, una critica alla società industriale inglese, che dedita al profitto ha dimenticato le regole del vivere comune e l'amore per il prossimo.

La trama vede come protagonista il vecchio avidissimo Ebenezer Scrooge, che dopo la visita nella notte di Natale di tre fantasmi (il Natale del passato, del presente e del futuro), che sono preceduti dal fantasma del collega defunto di EbenezerJacob Marley che lo mette in guardia contro l'avidità e ciò che essa porterà alla sua anima che passerà l'eternità in mezzo a tormenti senza fine. Oltre alla conversione del protagonista, che attraverso questo viaggio mistico, e soprattutto introspettivo, decide di cambiare vita, il romanzo denuncia tutti gli orrori sociali dell'epoca dell'autore, attaccando problemi lasciati irrisolti come lo sfruttamento minorile, l'analfabetismo, e lo sfruttamento dei lavoratori industriali.

Come può cambiare l'avido Scrooge può infatti anche cambiare una società meschina, che punta allo sfruttamento dei deboli che per sopravvivere devono sottostare a questa nuova forma di schiavitù. Ma a cosa serve allora il Natale, cosa è questo spirito che Dickens usa per far si che anche un cuore insensibile possa ritornare a battere? È proprio qui la chiave del libro, un libro che senza dubbio spinge all'azione tanto che chi lo legge viene quasi rapito e spinto ad agire benignamente verso gli altri. Ma perché questo avvenga sul serio occorre che il cambiamento non sia relativo a un solo giorno, ma all'intera vita, come se il Natale durasse per sempre, ogni giorno, per ogni individuo.

Se ci pensiamo infatti, se la società non fosse egoista non esisterebbero i ricchissimi e i poverissimi, ma solo persone che hanno per lo più le stesse cose, chi un tantino in più, chi in meno, ma nessuno elemosinerebbe o morirebbe di fame. Tutto sta nel nostro spirito e nel sapersi mettere in discussione, specchiandosi nel profondo dell'anima come fa Dorian Grey, con la sola differenza che se notiamo un qualcosa di brutto in noi dobbiamo immediatamente cercare di porvi rimedio, e forse il Natale, più che essere una festività annuale, è un punto di partenza per una nuova esistenza.
©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Christian  Vannozzi - vedi tutti gli articoli di Christian  Vannozzi



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La trama vede come protagonista il vecchio avidissimo Ebenezer Scrooge, che dopo la visita nella notte di Natale di tre fantasmi (il Natale del passato, del presente e del futuro), che sono preceduti dal fantasma del collega defunto di EbenezerJacob Marley che lo mette in guardia contro l'avidità e ciò che essa porterà alla sua anima che passerà l'eternità in mezzo a tormenti senza fine. Oltre alla conversione del protagonista, che attraverso questo viaggio mistico, e soprattutto introspettivo, decide di cambiare vita, il romanzo denuncia tutti gli orrori sociali dell'epoca dell'autore, attaccando problemi lasciati irrisolti come lo sfruttamento minorile, l'analfabetismo, e lo sfruttamento dei lavoratori industriali.

Come può cambiare l'avido Scrooge può infatti anche cambiare una società meschina, che punta allo sfruttamento dei deboli che per sopravvivere devono sottostare a questa nuova forma di schiavitù. Ma a cosa serve allora il Natale, cosa è questo spirito che Dickens usa per far si che anche un cuore insensibile possa ritornare a battere? È proprio qui la chiave del libro, un libro che senza dubbio spinge all'azione tanto che chi lo legge viene quasi rapito e spinto ad agire benignamente verso gli altri. Ma perché questo avvenga sul serio occorre che il cambiamento non sia relativo a un solo giorno, ma all'intera vita, come se il Natale durasse per sempre, ogni giorno, per ogni individuo.

Se ci pensiamo infatti, se la società non fosse egoista non esisterebbero i ricchissimi e i poverissimi, ma solo persone che hanno per lo più le stesse cose, chi un tantino in più, chi in meno, ma nessuno elemosinerebbe o morirebbe di fame. Tutto sta nel nostro spirito e nel sapersi mettere in discussione, specchiandosi nel profondo dell'anima come fa Dorian Grey, con la sola differenza che se notiamo un qualcosa di brutto in noi dobbiamo immediatamente cercare di porvi rimedio, e forse il Natale, più che essere una festività annuale, è un punto di partenza per una nuova esistenza.
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