articolo Cucina
I vegetariani vivono più a lungo dei carnivori freccedomenica 30 giugno 2013 


I vegetariani vivono più a lungo di coloro che mangiano anche la carne.  È quanto emerge dai risultati di una ricerca della Loma Linda University in California che ha osservato per un certo periodo di tempo, circa sei anni, oltre 73000 soggetti, tra uomini e donne, gruppo formato da  persone di cui una parte seguivano  una dieta vegetariana e altri che invece seguivano una dieta in cui la carne era regolarmente presente. Una così vasta platea di soggetti, tutti non giovanissimi, proprio per verificare il tasso di mortalità, rappresenta quindi una base di osservazione di una certa rilevanza, così come il lasso di tempo, per cui i risultati della ricerca possono essere considerati significativi.

Bisogna fare una distinzione, giusto per chiarezza, tra vegetariani e vegani. I primi, che a loro volta possono essere suddivisi in ulteriori gruppi a seconda se dalla loro dieta sono escluse anche le uova, i frutti di mare, i formaggi e tutti i derivati del latte, sicuramente non consumano carne. I vegani, invece, escludono dalla loro dieta tutti gli alimenti di origine animale. La ricerca in questione non ha preso in esame questi ultimi, ma solo i vegetariano e i non vegetariani e, alla fine del periodo di osservazione, si è potuto constatare che la percentuale di mortalità variava dallo 0,88 al 12% in meno per i vegetariani rispetto ai carnivori.

Che la carne faccia male è un dato ormai certo, assodato da tempo, solo che questo concetto non riesce a far breccia nelle persone, anche se negli ultimi tempi si è assistito ad un aumento del numero dei vegetariani. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, raccomanda un consumo limitato di carne, non oltre le 4-5 volte al mese, senza fare distinzione tra carni bianche e rosse, in quanto rappresenta un serio rischio cancerogeno.
A parte l’etica che raccomanderebbe un maggior rispetto per le altre forme di vita, per cui allevarli con amore per poi eliminarli in maniera cruenta e spesso dolorosa, potrebbe essere considerata una pratica come minimo disdicevole, le proteine che si assumono con la carne, indispensabili per l’organismo, possono essere egregiamente sostituite da proteine di origine vegetale, come quelle dei fagioli che un tempo erano definiti la carne dei poveri, proprio per il loro elevato contenuto proteico.

Senza poi contare che la stragrande maggiorana di prodotti vegetali è una vera miniare di sostanze indispensabili per l’organismo, tanto è vero che molte diete raccomandano il rispetto della regola del cinque, ovvero 5 porzioni di frutta a verdura nell’arco della giornata. Ora, anche questa ultima recente ricerca, i cui risultati sono stati resi noti ai primi di giugno, conferma il fatto che non mangiare carne allunga la vita. Quindi, gli scettici, potrebbero come minimo farci un pensierino.


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I vegetariani vivono più a lungo di coloro che mangiano anche la carne.  È quanto emerge dai risultati di una ricerca della Loma Linda University in California che ha osservato per un certo periodo di tempo, circa sei anni, oltre 73000 soggetti, tra uomini e donne, gruppo formato da  persone di cui una parte seguivano  una dieta vegetariana e altri che invece seguivano una dieta in cui la carne era regolarmente presente. Una così vasta platea di soggetti, tutti non giovanissimi, proprio per verificare il tasso di mortalità, rappresenta quindi una base di osservazione di una certa rilevanza, così come il lasso di tempo, per cui i risultati della ricerca possono essere considerati significativi.

Bisogna fare una distinzione, giusto per chiarezza, tra vegetariani e vegani. I primi, che a loro volta possono essere suddivisi in ulteriori gruppi a seconda se dalla loro dieta sono escluse anche le uova, i frutti di mare, i formaggi e tutti i derivati del latte, sicuramente non consumano carne. I vegani, invece, escludono dalla loro dieta tutti gli alimenti di origine animale. La ricerca in questione non ha preso in esame questi ultimi, ma solo i vegetariano e i non vegetariani e, alla fine del periodo di osservazione, si è potuto constatare che la percentuale di mortalità variava dallo 0,88 al 12% in meno per i vegetariani rispetto ai carnivori.

Che la carne faccia male è un dato ormai certo, assodato da tempo, solo che questo concetto non riesce a far breccia nelle persone, anche se negli ultimi tempi si è assistito ad un aumento del numero dei vegetariani. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, raccomanda un consumo limitato di carne, non oltre le 4-5 volte al mese, senza fare distinzione tra carni bianche e rosse, in quanto rappresenta un serio rischio cancerogeno.
A parte l’etica che raccomanderebbe un maggior rispetto per le altre forme di vita, per cui allevarli con amore per poi eliminarli in maniera cruenta e spesso dolorosa, potrebbe essere considerata una pratica come minimo disdicevole, le proteine che si assumono con la carne, indispensabili per l’organismo, possono essere egregiamente sostituite da proteine di origine vegetale, come quelle dei fagioli che un tempo erano definiti la carne dei poveri, proprio per il loro elevato contenuto proteico.

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