Articolo Salute Sana alimentazione
L'allattamento artificiale freccemartedì 8 ottobre 2013      


L’allattamento artificiale è spesso vissuto come una condanna, un ostacolo al contatto più intimo con il proprio bambino. Ne deriva il senso di inadeguatezza, la preoccupazione di non poter dare il meglio al proprio figlio, nonchè un vero e proprio senso di rabbia nei confronti del proprio corpo che non ci permette di fare la mamme al cento per cento. Sono tutti sentimenti assolutamente naturali, ma infondati dal punto di vista razionale. Il biberon, infatti, non può impedire di trasmettere il calore del le carezze materne al bambino, di fargli sentire l’odore e la voce della mamma.

Questa è una fase fondamentale nello sviluppo cerebrale del neonato, soprattutto per quanto riguarda la sfera emozionale, ma è una momento decisivo anche per la mamma stessa, in quanto dà sicurezza e fiducia nelle proprie capacità. E’bene quindi non lasciarsi demoralizzare dal fatto di non essere indispensabile nel concreto, visto che di fatto chiunque può far bere il latte dal biberon al neonato, ma considerare la propria unicità per il benessere psicologico del bambino. Infatti per un lungo periodo il corpo materno costituisce l’unico punto di riferimento per il neonato, lo riporta all’esperienza intrauterina e gli fornisce la sicurezza per affrontare le nuove esperienze. Al di là dell’aspetto emotivo, ovviamente non si può tralasciare quello nutrizionale.

Il latte materno, è risaputo, ha funzioni che vanno anche oltre la semplice nutrizione, svolgendo una forte azione preventiva (nei confronti ad esempio di obesità ed aterosclerosi in età adulta) e fornendo oligosaccaridi non digeribili che permettono la formazione dei microorganismi simbiotici che si trovano nel tubo digerente. Inoltre, assicura il giusto apporti di macromolecole essenziali. Dunque si tratta di un alimento unico che non è stato ancora possibile replicare in tutto e per tutto. Ciononostante, ormai tutti i tipi di latte artificiale in commercio sono abbastanza simili per composizione a quello materno ed assicurano senza dubbio il nutrimento adeguato ad ogni lattante.

Esiste infatti una commissione mondiale che fissa le norme di produzione e sicurezza dei prodotti alimentari e, sulla base di queste ultime, la comunità europea ha stabilito la composizione che per legge deve avere il latte adattato, relativamente alla quantità ma anche alla qualità delle sostanze nutritive. Lasciando quindi massima libertà sulle marche, nei primi sei mesi di vita i neonati verranno nutriti con il latte numero 1, quello adattato, che è il più vicino possibile al latte materno; mentre fino al compimento del primo anno si userà l latte di proseguimento, conosciuto come numero 2.

In realtà esiste poi una gran varietà di tipi di latte in commercio, da quello anticolica a quello antirigurgito, che vanno però usati solo in mancanza del latte materno e su indicazione del pediatra. Quindi se per ragioni fisiologiche o di lavoro (visto che purtroppo in Italia non ci sono norme che permettano alle mamme lavoratrici di allattare pur continuando a lavorare) non si avesse la possibilità di assicurare al proprio figlio il latte materno, non c’è da preoccuparsi circa la sicurezza di quello artificiale. Infine, è da sottolineare il proliferare di banche del latte, che sono spesso una valida alternativa e un vero e proprio salvavita per molti bambini nati prematuri. In Italia ce ne sono 27 e sono una bellissima dimostrazione di solidarietà e amore per ogni bambino. ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonella  Giosa - vedi tutti gli articoli di Antonella  Giosa



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L’allattamento artificiale è spesso vissuto come una condanna, un ostacolo al contatto più intimo con il proprio bambino. Ne deriva il senso di inadeguatezza, la preoccupazione di non poter dare il meglio al proprio figlio, nonchè un vero e proprio senso di rabbia nei confronti del proprio corpo che non ci permette di fare la mamme al cento per cento. Sono tutti sentimenti assolutamente naturali, ma infondati dal punto di vista razionale. Il biberon, infatti, non può impedire di trasmettere il calore del le carezze materne al bambino, di fargli sentire l’odore e la voce della mamma.

Questa è una fase fondamentale nello sviluppo cerebrale del neonato, soprattutto per quanto riguarda la sfera emozionale, ma è una momento decisivo anche per la mamma stessa, in quanto dà sicurezza e fiducia nelle proprie capacità. E’bene quindi non lasciarsi demoralizzare dal fatto di non essere indispensabile nel concreto, visto che di fatto chiunque può far bere il latte dal biberon al neonato, ma considerare la propria unicità per il benessere psicologico del bambino. Infatti per un lungo periodo il corpo materno costituisce l’unico punto di riferimento per il neonato, lo riporta all’esperienza intrauterina e gli fornisce la sicurezza per affrontare le nuove esperienze. Al di là dell’aspetto emotivo, ovviamente non si può tralasciare quello nutrizionale.

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In realtà esiste poi una gran varietà di tipi di latte in commercio, da quello anticolica a quello antirigurgito, che vanno però usati solo in mancanza del latte materno e su indicazione del pediatra. Quindi se per ragioni fisiologiche o di lavoro (visto che purtroppo in Italia non ci sono norme che permettano alle mamme lavoratrici di allattare pur continuando a lavorare) non si avesse la possibilità di assicurare al proprio figlio il latte materno, non c’è da preoccuparsi circa la sicurezza di quello artificiale. Infine, è da sottolineare il proliferare di banche del latte, che sono spesso una valida alternativa e un vero e proprio salvavita per molti bambini nati prematuri. In Italia ce ne sono 27 e sono una bellissima dimostrazione di solidarietà e amore per ogni bambino. ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

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