Articolo Famiglia Famiglia
Figli adolescenti. E come non bastasse, maschi. D-istruzioni per l’uso. freccedomenica 29 settembre 2013      


Certo solitamente si parla – e si scrive in questo caso – di ciò che si conosce. Magari anche per esperienza diretta, vissuta sulla propria pelle, dentro un tempo vita che spesso non è proprio come ce lo si aspettava. E i figli stanno proprio dentro questo tempo, rivoluzionandolo. E le rivoluzioni, si sa, travolgono, scombinano le cose e chissà poi a cosa portano. Non so se è proprio una questione di genere, ma i maschi sono maschi fin dall'inizio. Beh, non prendetevela, è una constatazione che ha anche i suoi aspetti positivi. Ma comunque i figli maschi rivelano caratteristiche tipiche e non si tratta tanto di essere esuberanti o tranquilli, quanto di manifestare (spesso, non è per tutti necessariamente così) una filosofia di vita che sarà loro compagna di cammino: quella di non complicarsi le cose (una dote invidiabile) ma di complicarle agli altri (invidiabile un po’ meno).

Di essere “impermeabili”, sfuggenti, poco inclini all'autocritica e alla riflessione personale. Le femmine, fin da piccole, più capaci di esprimere se stesse, più ragionevoli, più osservatrici. Va bene, ho un figlio di 17 anni a cui posso concedere tutte le scusanti dell’età, ma guardando intorno a me vedo che l’universo maschile rispecchia alla grande questi tratti. E dunque alle difficoltà che l’adolescenza ti rifila senza tante scuse, si aggiungono queste differenze di approccio tra mondo femminile e mondo maschile. Come madre ho avuto (sto avendo) vita difficile e mi sembra di poterla dividere in un prima e in un dopo: prima che mio figlio diventasse un pre-adolescente anticipandomi per colmo di fortuna tutte la problematiche del caso, e in un dopo – che dura ancora adesso pur con le dovute evoluzioni – ossia quando è entrato a pieno titolo nel gruppo, non risparmiando a impreparati genitori proprio ma proprio niente.

Non so se qualcuno si ritroverà nella mia esperienza, forse sì, penso ai fiumi di parole sagge e condivisibili lette nei vari manuali di sopravvivenza che ad un certo punto ho deciso di non leggere più … Evidentemente questi figli mettono alla prova molti di noi sventurati e ignari padri e madri. Che evidentemente siamo ancora nel mondo delle favole e ci perdiamo qualche passaggio perché ci ritroviamo da un momento all'altro un ragazzino che non riconosciamo più. Più volte in questi anni mi sono chiesta ma da dove viene questo qui? E badate, non indignatevi, non è non-amore , ma amore maltrattato che fatica a trovare una strada, un incontro, perché tutto diventa occasione di scontro, di rifiuto, di scelte contrarie rispetto all'educazione – normale – con la quale questo figlio è stato cresciuto.

Ma se si accetta lo scontro la vita diventa una lotta, ma una lotta quotidiana diventa una vita invivibile. Con questo ragazzino che da timido e tenero mi sono ritrovata ostinato, durissimo e oppositivo ho dovuto fare un percorso tutto in salita che alla fine è stato un lavoro su me stessa: inutili principi ovvi e soluzioni intransigenti, bisognava trovare una strada diversa, anche diversa da me. Di accettazione di quello che per il momento non potevo cambiare, che forse non sarebbe mai stato come lo avevo pensato.

Ormoni galoppanti, attrazione per il proibito, per la vita notturna, l’idea di essere grande e di non dover render conto a nessuno delle proprie scelte … sembra impossibile ma ragazzini molto giovani non trovano altro a volte, forse per maggior fragilità e insicurezza, e chiedono, chiedono, in una sorta di bulimia dell’avere, aggiungendo desiderio a desiderio senza trovare pace e reale soddisfazione. Senza accettare di rinunciare a qualcosa, di accettare un’autorità: i no motivo di reazioni senza controllo. “Lui non lo sa ma vuole che gli diciate di no”, ci diceva uno psicoterapeuta cui ci siamo rivolti. Siamo in una fase invece in cui si dice sempre sì, si proteggono a oltranza figli che sbagliano, siamo genitori eterni adolescenti. Molto più difficile dire no, sostenerlo fino in fondo, contro ogni insistenza e ogni debolezza.

Ma perché no, mi chiedeva mio figlio di fronte a richieste assurde per la sua età. Già, perché? Cosa gli rispondo, ho chiesto una volta in un dibattito sul tema. Sembra tutto ovvio, ma non lo è affatto, almeno non per tutti. Quello che mi pare di aver capito un po’, è che quelle poche cose in cui si crede, che cerchiamo di spiegare o anche imporre, le dobbiamo “incarnare”, siano cioè vissute, con i limiti che umanamente ci appartengono, ma con un tentativo sincero di coerenza, di passione. Perché loro, i ragazzi, ci “sgamano” subito. Ho vissuto fasi di look esasperato e ai miei occhi inguardabile, di cura maniacale dei capelli (ore e ore tra piastra e ciuffo …), di scelte negative e indifferenti ad ogni divieto e punizione. Di aggressività come risposta all'evidente constatazione che lui non ci andava mai bene … una strada senza uscita.

Ho accettato come male minore che – senza permesso – tornasse a casa un giorno con il piercing sul sopracciglio, un altro con quegli orribili orecchini con il buco largo (retaggio di qualche tribù primitiva?) e dulcis in fundo con un tamarrissimo tatuaggio. Ma come, mi sento dire? E tu gliel'hai permesso? No, ma lui ha fatto tutto ugualmente e per conto suo, perché quando gli interessa qualcosa si arrangia, e benissimo … Confesso di vergognarmi sempre un po’ … che quando qualcuno con aria compassionevole verso di me commenta il suo vistosissimo tatuaggio immagino sempre quella domanda silenziosa (del tipo ma che genitori siete?) che io anticipo giustificandomi con mezze parole …  Sulla vita scolastica stendo un velo pietoso non certo per mancanza di capacità, anzi, ma per mancanza di motivazione, l’obiettivo per il futuro è scadente e per nulla ambizioso per ora … ma ho imparato a vivere giorno per giorno, che le cose cambiano anche quando ti sei quasi messa il cuore in pace.

Che gli altri non sono sempre meglio. Che ci sono nascosti chissà dove frammenti di anima unica, che questi figli diventati dei ragazzoni che comunque non smettono di cercarti, che ti chiedono cosa fai e a che ora torni e se ti è successo qualcosa e che sei meglio delle altre mamme, sono per qualche misteriosa ragione un po’ speciali. Eh, beh lo dico adesso. Mica facile. Ricordatemelo domani. Perché, amici, voi non lo sapete, ma ne ho un altro. Di cosa? Di figlio maschio. Fatemi gli auguri. ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Valeria  Capuano - vedi tutti gli articoli di Valeria  Capuano



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Certo solitamente si parla – e si scrive in questo caso – di ciò che si conosce. Magari anche per esperienza diretta, vissuta sulla propria pelle, dentro un tempo vita che spesso non è proprio come ce lo si aspettava. E i figli stanno proprio dentro questo tempo, rivoluzionandolo. E le rivoluzioni, si sa, travolgono, scombinano le cose e chissà poi a cosa portano. Non so se è proprio una questione di genere, ma i maschi sono maschi fin dall'inizio. Beh, non prendetevela, è una constatazione che ha anche i suoi aspetti positivi. Ma comunque i figli maschi rivelano caratteristiche tipiche e non si tratta tanto di essere esuberanti o tranquilli, quanto di manifestare (spesso, non è per tutti necessariamente così) una filosofia di vita che sarà loro compagna di cammino: quella di non complicarsi le cose (una dote invidiabile) ma di complicarle agli altri (invidiabile un po’ meno).

Di essere “impermeabili”, sfuggenti, poco inclini all'autocritica e alla riflessione personale. Le femmine, fin da piccole, più capaci di esprimere se stesse, più ragionevoli, più osservatrici. Va bene, ho un figlio di 17 anni a cui posso concedere tutte le scusanti dell’età, ma guardando intorno a me vedo che l’universo maschile rispecchia alla grande questi tratti. E dunque alle difficoltà che l’adolescenza ti rifila senza tante scuse, si aggiungono queste differenze di approccio tra mondo femminile e mondo maschile. Come madre ho avuto (sto avendo) vita difficile e mi sembra di poterla dividere in un prima e in un dopo: prima che mio figlio diventasse un pre-adolescente anticipandomi per colmo di fortuna tutte la problematiche del caso, e in un dopo – che dura ancora adesso pur con le dovute evoluzioni – ossia quando è entrato a pieno titolo nel gruppo, non risparmiando a impreparati genitori proprio ma proprio niente.

Non so se qualcuno si ritroverà nella mia esperienza, forse sì, penso ai fiumi di parole sagge e condivisibili lette nei vari manuali di sopravvivenza che ad un certo punto ho deciso di non leggere più … Evidentemente questi figli mettono alla prova molti di noi sventurati e ignari padri e madri. Che evidentemente siamo ancora nel mondo delle favole e ci perdiamo qualche passaggio perché ci ritroviamo da un momento all'altro un ragazzino che non riconosciamo più. Più volte in questi anni mi sono chiesta ma da dove viene questo qui? E badate, non indignatevi, non è non-amore , ma amore maltrattato che fatica a trovare una strada, un incontro, perché tutto diventa occasione di scontro, di rifiuto, di scelte contrarie rispetto all'educazione – normale – con la quale questo figlio è stato cresciuto.

Ma se si accetta lo scontro la vita diventa una lotta, ma una lotta quotidiana diventa una vita invivibile. Con questo ragazzino che da timido e tenero mi sono ritrovata ostinato, durissimo e oppositivo ho dovuto fare un percorso tutto in salita che alla fine è stato un lavoro su me stessa: inutili principi ovvi e soluzioni intransigenti, bisognava trovare una strada diversa, anche diversa da me. Di accettazione di quello che per il momento non potevo cambiare, che forse non sarebbe mai stato come lo avevo pensato.

Ormoni galoppanti, attrazione per il proibito, per la vita notturna, l’idea di essere grande e di non dover render conto a nessuno delle proprie scelte … sembra impossibile ma ragazzini molto giovani non trovano altro a volte, forse per maggior fragilità e insicurezza, e chiedono, chiedono, in una sorta di bulimia dell’avere, aggiungendo desiderio a desiderio senza trovare pace e reale soddisfazione. Senza accettare di rinunciare a qualcosa, di accettare un’autorità: i no motivo di reazioni senza controllo. “Lui non lo sa ma vuole che gli diciate di no”, ci diceva uno psicoterapeuta cui ci siamo rivolti. Siamo in una fase invece in cui si dice sempre sì, si proteggono a oltranza figli che sbagliano, siamo genitori eterni adolescenti. Molto più difficile dire no, sostenerlo fino in fondo, contro ogni insistenza e ogni debolezza.

Ma perché no, mi chiedeva mio figlio di fronte a richieste assurde per la sua età. Già, perché? Cosa gli rispondo, ho chiesto una volta in un dibattito sul tema. Sembra tutto ovvio, ma non lo è affatto, almeno non per tutti. Quello che mi pare di aver capito un po’, è che quelle poche cose in cui si crede, che cerchiamo di spiegare o anche imporre, le dobbiamo “incarnare”, siano cioè vissute, con i limiti che umanamente ci appartengono, ma con un tentativo sincero di coerenza, di passione. Perché loro, i ragazzi, ci “sgamano” subito. Ho vissuto fasi di look esasperato e ai miei occhi inguardabile, di cura maniacale dei capelli (ore e ore tra piastra e ciuffo …), di scelte negative e indifferenti ad ogni divieto e punizione. Di aggressività come risposta all'evidente constatazione che lui non ci andava mai bene … una strada senza uscita.

Ho accettato come male minore che – senza permesso – tornasse a casa un giorno con il piercing sul sopracciglio, un altro con quegli orribili orecchini con il buco largo (retaggio di qualche tribù primitiva?) e dulcis in fundo con un tamarrissimo tatuaggio. Ma come, mi sento dire? E tu gliel'hai permesso? No, ma lui ha fatto tutto ugualmente e per conto suo, perché quando gli interessa qualcosa si arrangia, e benissimo … Confesso di vergognarmi sempre un po’ … che quando qualcuno con aria compassionevole verso di me commenta il suo vistosissimo tatuaggio immagino sempre quella domanda silenziosa (del tipo ma che genitori siete?) che io anticipo giustificandomi con mezze parole …  Sulla vita scolastica stendo un velo pietoso non certo per mancanza di capacità, anzi, ma per mancanza di motivazione, l’obiettivo per il futuro è scadente e per nulla ambizioso per ora … ma ho imparato a vivere giorno per giorno, che le cose cambiano anche quando ti sei quasi messa il cuore in pace.

Che gli altri non sono sempre meglio. Che ci sono nascosti chissà dove frammenti di anima unica, che questi figli diventati dei ragazzoni che comunque non smettono di cercarti, che ti chiedono cosa fai e a che ora torni e se ti è successo qualcosa e che sei meglio delle altre mamme, sono per qualche misteriosa ragione un po’ speciali. Eh, beh lo dico adesso. Mica facile. Ricordatemelo domani. Perché, amici, voi non lo sapete, ma ne ho un altro. Di cosa? Di figlio maschio. Fatemi gli auguri. ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

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