Articolo Cani I cani
La storia di Nerina freccegiovedì 19 settembre 2013      


Si sente spesso parlare di vicende in cui si narra di gesti d’amore incondizionato di cani verso i loro compagni umani, assai più raramente di fatti che raccontano di buone azioni da parte di noi uomini nei confronti dei nostri amici a quattro zampe. Anche e soprattutto per questo motivo, la storia di Nerina vale la pena di essere raccontata. Alcuni anni fa, mentre stava attraversando una strada densamente trafficata, Nerina, una bastardina dal manto completamente nero di circa dieci anni (l’età esatta, essendo una trovatella, non è possibile stabilirla con precisione), venne investita da un’autovettura.

Da un’officina situata dirimpetto al luogo dell’accaduto, due meccanici, udita l’improvvisa frenata del veicolo seguita dal prolungato guaito della bestiola investita, si precipitarono immediatamente in strada. Andrea, il più giovane dei due, un ragazzo dotato di una spiccata sensibilità nei confronti degli animali, raccolse con le dovute precauzioni la cagnetta dall’asfalto e la portò senza indugiare presso il più vicino studio veterinario; qui, al termine di un’accurata visita, venne emesso l’atroce responso: Nerina non avrebbe più potuto camminare, in quanto in conseguenza dell’urto con l’autoveicolo aveva riportato una lesione permanente alla spina dorsale che le impediva l’utilizzo delle zampe posteriori.

Il buon senso portava a prendere in seria considerazione l’eventualità di sopprimere il cane, soprattutto per alleviargli la sofferenza di un’esistenza che d’ora in avanti sarebbe stata sicuramente tribolata. Ma Andrea, non volendosi arrendere all’evidenza dei fatti, sentì che doveva far qualcosa per quella sfortunata bestiola. Così, dopo essersela portata a casa, cominciò a fare una ricerca tramite internet: aveva sentito parlare di particolari tutori, degli ausili simili ad un carrozzino, che pur non consentendo all’animale di riacquistare un’efficienza simile a quella pre-incidente, gli avrebbero però permesso di continuare a vivere ed a muoversi autonomamente.

Navigando in rete, ben presto il ragazzo riuscì a trovare ed a contattare un’azienda specializzata nella produzione di supporti per cani che avevano perso l’uso degli arti inferiori. Passò qualche giorno, ed appena gli venne consegnato l’oggetto ordinato ed atteso con impazienza, iniziò subito l’opera di rieducazione con Nerina, che nel frattempo era diventata la sua inseparabile amica. I risultati sperati non tardarono ad arrivare; ed a tutt’oggi, a distanza di nove anni da quell’investimento che avrebbe potuto pregiudicare definitivamente la sua vita, la cagnetta dal manto nero sfreccia avanti e indietro per il cortile dell’officina.

E quando nelle pause dal lavoro Andrea la chiama per dargli la razione giornaliera di crocchette, o semplicemente per accarezzarla sulla testa, lei abbandona immediatamente ogni sua occupazione e corre festosa incontro al suo amico. A noi, che abbiamo avuto il privilegio di venirne a conoscenza e di raccontarla, questa storia ha scaldato il cuore ed ha rafforzato quel senso di dignità e quel rispetto nei confronti della vita che oggi – a sentire le cronache dei telegiornali – sembrano sempre più sbiaditi. ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Marcello  Gelfusa - vedi tutti gli articoli di Marcello  Gelfusa



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Si sente spesso parlare di vicende in cui si narra di gesti d’amore incondizionato di cani verso i loro compagni umani, assai più raramente di fatti che raccontano di buone azioni da parte di noi uomini nei confronti dei nostri amici a quattro zampe. Anche e soprattutto per questo motivo, la storia di Nerina vale la pena di essere raccontata. Alcuni anni fa, mentre stava attraversando una strada densamente trafficata, Nerina, una bastardina dal manto completamente nero di circa dieci anni (l’età esatta, essendo una trovatella, non è possibile stabilirla con precisione), venne investita da un’autovettura.

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E quando nelle pause dal lavoro Andrea la chiama per dargli la razione giornaliera di crocchette, o semplicemente per accarezzarla sulla testa, lei abbandona immediatamente ogni sua occupazione e corre festosa incontro al suo amico. A noi, che abbiamo avuto il privilegio di venirne a conoscenza e di raccontarla, questa storia ha scaldato il cuore ed ha rafforzato quel senso di dignità e quel rispetto nei confronti della vita che oggi – a sentire le cronache dei telegiornali – sembrano sempre più sbiaditi. ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Marcello  Gelfusa - vedi tutti gli articoli di Marcello  Gelfusa





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