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Pensioni di reversibilità, il rischio taglio è una ipotesi reale? freccemartedì 26 aprile 2016      


Pensioni di reversibilità, il rischio taglio è una ipotesi reale? C’è chi giura di si, c’è invece chi la ritiene solo una boutade cavalcata dalle opposizioni e dai sindacati. Ma in effetti, quali sono i termini reali della questione? Il dubbio che i tagli possano esserci veramente sono legati alla presenza nel DEF, Documento di Economia e Finanza, quello che un tempo si chiamava DPEF, Documento di programmazione economica finanziaria, di un paragrafo che ipotizza una possibile revisione delle pensioni di reversibilità, anche se il governo si è premurato di precisare che si tratta di un mero errore, un refuso tecnico, tanto per citare le parole utilizzate da chi ha fatto la precisazione.

Fatto è, però, che lo stesso paragrafo, quello che ventila la possibilità di una revisione delle pensioni di reversibilità, è presente in ben due documenti stilati dal governo, a distanza di due mesi l’uno dall’altro, e nessuno si è preso la briga di eliminare il così detto “refuso”. Questa anomalia, se così vogliamo chiamarla, certamente mette in allarme chi, con la pensione di reversibilità, tira avanti, vive più o meno dignitosamente. Il problema è che, per cercare di far quadrare i conti, piuttosto che tagliare certi privilegi che tanto fanno imbestialire i contribuenti, si cerca di trovare vie alternative, sempre in danno di chi poi è costretto a mantenere certi carrozzoni, contro la sua volontà.

Un po’ di chiarezza farebbe bene a tutti, anche considerando che, un lavoratore dipendente, durante la sua vita lavorativa, versa fior di contributi allo stato, nella fattispecie all’INPS e, per la precisione, il 32% dello stipendio, di cui il 23% a carico del datore di lavoro e l’8% a carico del lavoratore. Quindi, la pensione non è certo un regalo che l’ente previdenziale farà al lavoratore che va in pensione, e nemmeno al superstite. Infatti questa quota è chiamata “quota IVS”, ovvero invalidità, vecchiaia e superstiti, per cui è dovuta. Il timore è che l’intenzione del governo sia proprio quella di cancellare questa quota, lasciando solo intatta la pensione, ma non quella di reversibilità, che verrebbe data solo alle famiglie veramente bisognose, o apparentemente tali.

Si vorrebbe legare il diritto alla reversibilità alla consistenza patrimoniale del superstite, per cui questa si ridurrebbe in funzione del reddito del sopravvissuto. A tale reddito concorrerebbero, oltre ad una eventuale pensione personale, e su questo si potrebbe anche essere parzialmente d’accordo, anche l’eventuale rendita catastale della prima casa che, come è del tutto evidente, non rappresenta un reddito, bensì un patrimonio che non fa mettere il piatto a tavola. Ma il problema è anche un altro. Se il lavoratore ha versato i contributi, cosa inevitabile visto che gli vengono trattenuti alla fonte, non sarebbe giusto decurtargli la pensione.

Mettiamo il caso di un lavoratore che non sopravvive alla pensione, nel senso che non riesce a godersela a lungo in quanto passa a miglior vita quasi subito, e non si tratta di casi rari, visto che ormai si va in pensione sempre più tardi, perché mai il frutto di ciò che ha versato dovrebbe essere decurtato o, addirittura, incamerato dall’ente previdenziale senza concederlo, come è logico che sia, al superstite? Sarebbe il caso che si facesse chiarezza una volta per tutte sull’argomento, eliminando quindi quei refusi tecnici dal DEF, in modo da tranquillizzare che vive, il più delle volte sopravvive, grazie alla pensione di reversibilità.

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Fatto è, però, che lo stesso paragrafo, quello che ventila la possibilità di una revisione delle pensioni di reversibilità, è presente in ben due documenti stilati dal governo, a distanza di due mesi l’uno dall’altro, e nessuno si è preso la briga di eliminare il così detto “refuso”. Questa anomalia, se così vogliamo chiamarla, certamente mette in allarme chi, con la pensione di reversibilità, tira avanti, vive più o meno dignitosamente. Il problema è che, per cercare di far quadrare i conti, piuttosto che tagliare certi privilegi che tanto fanno imbestialire i contribuenti, si cerca di trovare vie alternative, sempre in danno di chi poi è costretto a mantenere certi carrozzoni, contro la sua volontà.

Un po’ di chiarezza farebbe bene a tutti, anche considerando che, un lavoratore dipendente, durante la sua vita lavorativa, versa fior di contributi allo stato, nella fattispecie all’INPS e, per la precisione, il 32% dello stipendio, di cui il 23% a carico del datore di lavoro e l’8% a carico del lavoratore. Quindi, la pensione non è certo un regalo che l’ente previdenziale farà al lavoratore che va in pensione, e nemmeno al superstite. Infatti questa quota è chiamata “quota IVS”, ovvero invalidità, vecchiaia e superstiti, per cui è dovuta. Il timore è che l’intenzione del governo sia proprio quella di cancellare questa quota, lasciando solo intatta la pensione, ma non quella di reversibilità, che verrebbe data solo alle famiglie veramente bisognose, o apparentemente tali.

Si vorrebbe legare il diritto alla reversibilità alla consistenza patrimoniale del superstite, per cui questa si ridurrebbe in funzione del reddito del sopravvissuto. A tale reddito concorrerebbero, oltre ad una eventuale pensione personale, e su questo si potrebbe anche essere parzialmente d’accordo, anche l’eventuale rendita catastale della prima casa che, come è del tutto evidente, non rappresenta un reddito, bensì un patrimonio che non fa mettere il piatto a tavola. Ma il problema è anche un altro. Se il lavoratore ha versato i contributi, cosa inevitabile visto che gli vengono trattenuti alla fonte, non sarebbe giusto decurtargli la pensione.

Mettiamo il caso di un lavoratore che non sopravvive alla pensione, nel senso che non riesce a godersela a lungo in quanto passa a miglior vita quasi subito, e non si tratta di casi rari, visto che ormai si va in pensione sempre più tardi, perché mai il frutto di ciò che ha versato dovrebbe essere decurtato o, addirittura, incamerato dall’ente previdenziale senza concederlo, come è logico che sia, al superstite? Sarebbe il caso che si facesse chiarezza una volta per tutte sull’argomento, eliminando quindi quei refusi tecnici dal DEF, in modo da tranquillizzare che vive, il più delle volte sopravvive, grazie alla pensione di reversibilità.

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