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L’olio di colza è dannoso per la salute? freccevenerdì 18 dicembre 2015      


L’olio di colza è dannoso per la salute? Un altro olio molto discusso, al pari di quello di palma, anche perché in passato era utilizzato nell’illuminazione stradale e, negli anni 60, anche come olio combustibile. Ovviamente, queste altre utilizzazioni, anche se una ormai desueta, non sono certo una buona pubblicità, per cui in molti, e anche a ragione, non lo vedono di buon occhio se utilizzato nell’alimentazione. Sono infatti diversi gli studi, alcuni di questi anche abbastanza recenti, a mettere in risalto gli effetti collaterali negativi per la salute legati al consumo di olio di colza. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Si tratta di un olio alimentare derivato dai semi della colza, una pianta che oltre tutto viene abbondantemente coltivata in paesi dove le tanto discusse colture OGM sono consentite, senza poi contare che proprio per questo sembra che stiano pericolosamente causando anche la morte delle api. Il problema dell’olio di colza è legato all’alto contenuto di acidi grassi saturi, in particolare l’acido erucico, un lipide tossico che alcuni studiosi ritengono abbia degli effetti negativi sulla crescita. Inoltre, essendo un acido grasso saturo, rappresenta un severo, o meglio, pericoloso fattore di rischio per la salute del cuore, dei vasi e del fegato.

In alcuni laboratori sono riusciti anche a produrre un olio di colza a basso contenuto di acido eurico, varietà di olio che prende il nome di olio di canula, ma ciò non toglie che tale acido, pur se presente in minore quantità, è pur sempre tossico per l’organismo, per cui consumarlo, sotto qualsiasi forma, rappresenta sempre un rischio severo per la salute. Il problema è che questo olio viene sempre più frequentemente utilizzato dalle industrie alimentari, come avviene tra l’altro anche per l’olio di palma, per il suo basso costo, il che lo rende economicamente conveniente, con buona pace per la  salute dei consumatori.

Bisogna quindi fare attenzione alle etichette dei  prodotti che si acquistano, perché di recente è diventato obbligatorio dichiararne la presenza, mentre prima era possibile contrabbandarlo sotto la generica dicitura di “olio vegetale”. Lo si trova nelle margarine, zuppe, dolci, prodotti da forno, merendine, biscotti, torte, creme, grissini, surgelati, conserve sia di pesce che di verdure, negli alimenti fritti e in quelli confezionati. Prestare attenzione anche alle preparazioni dei ristoranti e pub, perché alcuni potrebbero utilizzarlo.

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Si tratta di un olio alimentare derivato dai semi della colza, una pianta che oltre tutto viene abbondantemente coltivata in paesi dove le tanto discusse colture OGM sono consentite, senza poi contare che proprio per questo sembra che stiano pericolosamente causando anche la morte delle api. Il problema dell’olio di colza è legato all’alto contenuto di acidi grassi saturi, in particolare l’acido erucico, un lipide tossico che alcuni studiosi ritengono abbia degli effetti negativi sulla crescita. Inoltre, essendo un acido grasso saturo, rappresenta un severo, o meglio, pericoloso fattore di rischio per la salute del cuore, dei vasi e del fegato.

In alcuni laboratori sono riusciti anche a produrre un olio di colza a basso contenuto di acido eurico, varietà di olio che prende il nome di olio di canula, ma ciò non toglie che tale acido, pur se presente in minore quantità, è pur sempre tossico per l’organismo, per cui consumarlo, sotto qualsiasi forma, rappresenta sempre un rischio severo per la salute. Il problema è che questo olio viene sempre più frequentemente utilizzato dalle industrie alimentari, come avviene tra l’altro anche per l’olio di palma, per il suo basso costo, il che lo rende economicamente conveniente, con buona pace per la  salute dei consumatori.

Bisogna quindi fare attenzione alle etichette dei  prodotti che si acquistano, perché di recente è diventato obbligatorio dichiararne la presenza, mentre prima era possibile contrabbandarlo sotto la generica dicitura di “olio vegetale”. Lo si trova nelle margarine, zuppe, dolci, prodotti da forno, merendine, biscotti, torte, creme, grissini, surgelati, conserve sia di pesce che di verdure, negli alimenti fritti e in quelli confezionati. Prestare attenzione anche alle preparazioni dei ristoranti e pub, perché alcuni potrebbero utilizzarlo.

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