articolo Rose
Le cure da dedicare alle rose freccegiovedì 29 maggio 2014

È necessario dedicare tempo e cure alle rose se si vogliono ottenere i migliori risultati possibili,  sia che si tratti di rose miniature che di grandi rampicanti, per cui sarà molto importante prestare loro le dovute attenzioni, realizzare i lavori di routine, somministrare i fertilizzanti, togliere le gemme superflue, e altro ancora. A partire dall’inverno quando c’è oggettivamente ben poco da fare in giardino, il primo lavoro sarà quello di irrorare le rose in riposo, due o tre volte, con poltiglia bordolese, onde uccidere le spore delle muffe e dei funghi svernanti. Si è constatato che questa irrorazione è di aiuto alla resistenza delle rose anche più avanti nell’anno.

La poltiglia bordolese
La poltiglia bordolese ha origini antiche e deve il suo nome alla sua zona di origine, precisamente Bordeaux in Francia, dove venne utilizzata per la prima volta oltre un secolo fa. Probabilmente  non la si conosce perché non la si è mai utilizzata, tuttavia sicuramente nel corso degli anni si avrà avuto modo di osservare le vigne, i pomodori, i rosai e altro ancora di un bel colore celeste-turchese, coloro tipico di tale composto, dal momento che gli agricoltori erano soliti spruzzare un po’ tutto con questa magica pozione. Si tratta in sostanza di un miscuglio di solfato di rame e di idrossido di calcio che va disciolto nell’acqua e in seguito irrorato sulle piante e ha la caratteristica di non essere dilavato dall’acqua in quanto aderisce tenacemente sulle piante trattate.

Questo miracoloso intruglio, se così si può dire, lo si trova regolarmente in commercio, ma è possibile anche prepararlo da sé, seguendo scrupolosamente le seguenti proporzioni, perché  qualsiasi eccesso potrebbe provocare delle bruciature alle piante. La proporzione è:  1 kg di solfato di rame, 8 etti di calce spenta, il tutto da sciogliere in 100 litri di acqua. Ovviamente, per esigenze minori, è necessario scalare con attenzione le proporzioni così da ottenere il quantitativo desiderato. Il trattamento è particolarmente efficace contro le malattie fungine: peronospora, ticchiolatura, occhio di pavone,  bolla, antracnosi, septoriosi e altre patologie. Si raccomanda di utilizzarla al momento giusto, quindi nel periodo invernale, e senza abusarne, anche perché è leggermente tossica per le api.

Concimazione e pacciamatura
Dopo la potatura primaverile, somministrare un fertilizzante adatto alle rose attorno ad ogni cespuglio nella dose consigliata sulla confezione del prodotto, considerando che generalmente la quantità giusta è da 70 a 140 g per mq di terreno, e successivamente vangare frammischiandolo alla terra con delicatezza, in modo da non danneggiare le sottili radici superficiali. Nel caso in cui non si preveda una buona pioggia, provvedere ad una buona annaffiatura.  A metà aprile, quando la terra comincia ad intiepidirsi è il momento giusto per pacciamare le aiuole delle rose anche perché non sarà conveniente farlo durante il periodo asciutto. La pacciamatura serve a tre scopi: per  ostacolare le erbacce infestanti, per fertilizzare la terra allorché si degrada, e per formare una coltre che trattenga l’umidità.

Ma non potrà essere di alcun aiuto al terzo scopo se non vi è già una certa umidità; se poi il pacciame si asciuga assorbirà una gran quantità di acqua piovana prima che un po’ di umidità possa penetrare nel terreno sottostante. In particolare i ritagli di erba, a meno che non vengano distribuiti in modo molto rado, hanno la tendenza a formare uno strato impenetrabile. Eliminare tutte le erbacce prima di pacciamare e poi stendere uno strato di circa 5-8 cm di spessore di letame di stalla ben maturo, sopra l’intera aiuola, facendo attenzione a non farlo entrare a contatto con i fusti delle rose. Questo è un pacciame ideale in quanto contiene le sostanze nutritizie di cui le rose hanno bisogno e nel frattempo costituisce un ottimo humus.

Se non è possibile trovare del letame, usare del concime ben maturo. Altre alternative sono della composta, per coloro che hanno una compostiera in giardino, o della torba anche se quest’ultima non ha alcun valore dal punto di vista della concimazione, per quanto la torba sia un eccellente condizionatore della terra quando viene vangata con essa. Contribuisce ad alleggerire i terreni pesanti e a rendere quelli leggeri più in grado di trattenere l’acqua piovana. Fra la metà e la fine di maggio è il periodo ideale per la seconda somministrazione di fertilizzante, e se se ne vuole aggiungere una terza per sovralimentare le rose e per ottenere una buona fioritura autunnale, questa non dovrebbe essere eseguita oltre la fine di luglio, altrimenti le nuove crescite non matureranno prima dell’inverno e saranno sopraffatte dal gelo.

Quando e come togliere i fiori appassiti
Per loro natura le rose, dopo la fioritura, producono i semi, e una buona parte dell’energia della pianta viene spesa per completare questo ciclo vitale anziché nella produzione di nuovi fiori. Se si tolgono i frutti, la rosa riprende vigore e come risultato produrrà altri fiori. Questa operazione, nota come rimozione dei fiori morti o potatura estiva, serve a un duplice scopo, in quanto serve anche ad eliminare i fiori appassiti delle cultivar i cui petali cadrebbero via via a terra inzuppandosi di acqua piovana e marcendosi. Non limitarsi solo a staccare i capolini appassiti, ma tagliare anche lo stelo fino ad una gemma robusta al di sotto del vecchio fiore o sotto il grappolo appassito nel caso di una Floribunda, così da stimolare la pianta a produrre un maggior numero di nuovi fiori e anche più rapidamente. Rimuovere la minor quantità di legno e di foglie possibile, o la rosa si indebolirà.

Come individuare i succhioni
Le rose, a meno he non crescano sulle loro radici originarie, saranno state innestate su un ceppo con radici di una specie affine più vigorosa, quale la Rosa canina in una delle sue molte forme o sue specie vicine. La produzione di succhioni è un tentativo che i ceppi selvatici compiono naturalmente per produrre nuovi getti. Se questi non vengono eliminati prontamente, tutto il vigore delle radici verrà riversato su di loro, per cui la parte innestata della pianta si indebolirà e finirà con il soccombere. Distinguere i succhioni del selvatico dai getti delle cultivar è un problema per i principianti, in considerazione del fatto che un gran numero di rose diverse tra loro viene usato come ceppo con radici, il portainnesto, e i loro getti variano molto nell’aspetto caso da caso.

Talvolta è facile riconoscere i succhioni in quanto certi ceppi  producono getti di color verde chiaro che spesso portano parecchie foglie. Sono allora molto differenti dallo sviluppo di una Tea ibrida  o di una Floribunda, però questa distinzione non è una guida costante. Quando ci si sarà fatta un po’ d’esperienza si sarà in grado di riconoscere i succhioni immediatamente, ma per sicurezza, fin quando non sarà giunto quel momento, conviene seguire il sospetto succhione fino alla sua inserzione sul ceppo per accertarne l’origine. Ciò probabilmente comporterà il dover togliere un po’ di terra alla base della pianta per vedere da dove nasce il succhione. Se ha origine al di sotto dell’unione dell’innesto, il colletto,  si tratta di un succhione che andrebbe immediatamente staccato direttamente dalle radici anziché tagliato. Questo è l’unico modo per essere certi che nessun getto inutile sia lasciato e ciò affinché non si formino nuovi succhioni. Non recidere mai un succhione a livello del suolo, perché non si farebbe altro che potarlo e quindi stimolarlo a produrre una crescita ancor più vigorosa.

Trattati in questo modo, i succhioni dovrebbero poter essere eliminati abbastanza agevolmente, sempre che nei loro confronti si agisca prontamente e non li si lasci crescere troppo. Il vero problema sussiste quando il getto viene dal di sotto di un ramo buono della rosa o dal mezzo delle radici vecchie. In tal caso non c’è altro d fare che tagliarlo il più vicino possibile alla radice e tenerlo d’occhio per quando rispunterà ancora, cosa che avverrà sicuramente. Il fusto di una rosa standard è parte della pianta originaria e quindi del ceppo di radici, e qualsiasi getto compaia su detto fusto equivale a un succhione e dovrà essere eliminato.

La sbocciolatura per avere fiori più grandi
Molte rose ibride Tea producono gruppi di boccioli alla fine di ogni fusto. In generale per adornare in giardino ciò non ha importanza, ma se si desidera ottenere dei fiori più grandi, anche se in minor numero, è necessario rimuovere tutti i boccioli laterali non appena siano grandi abbastanza perché si possa completare questa operazione senza arrecare danno al bocciolo principale. Alcune cultivar hanno tanti boccioli vicini fra loro che, per ottenere il meglio dalla fioritura, le si dovranno togliere alcuni boccioli staccandoli con molta attenzione con le mani.


©  RIPRODUZIONE RISERVATA





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È necessario dedicare tempo e cure alle rose se si vogliono ottenere i migliori risultati possibili,  sia che si tratti di rose miniature che di grandi rampicanti, per cui sarà molto importante prestare loro le dovute attenzioni, realizzare i lavori di routine, somministrare i fertilizzanti, togliere le gemme superflue, e altro ancora. A partire dall’inverno quando c’è oggettivamente ben poco da fare in giardino, il primo lavoro sarà quello di irrorare le rose in riposo, due o tre volte, con poltiglia bordolese, onde uccidere le spore delle muffe e dei funghi svernanti. Si è constatato che questa irrorazione è di aiuto alla resistenza delle rose anche più avanti nell’anno.

La poltiglia bordolese
La poltiglia bordolese ha origini antiche e deve il suo nome alla sua zona di origine, precisamente Bordeaux in Francia, dove venne utilizzata per la prima volta oltre un secolo fa. Probabilmente  non la si conosce perché non la si è mai utilizzata, tuttavia sicuramente nel corso degli anni si avrà avuto modo di osservare le vigne, i pomodori, i rosai e altro ancora di un bel colore celeste-turchese, coloro tipico di tale composto, dal momento che gli agricoltori erano soliti spruzzare un po’ tutto con questa magica pozione. Si tratta in sostanza di un miscuglio di solfato di rame e di idrossido di calcio che va disciolto nell’acqua e in seguito irrorato sulle piante e ha la caratteristica di non essere dilavato dall’acqua in quanto aderisce tenacemente sulle piante trattate.

Questo miracoloso intruglio, se così si può dire, lo si trova regolarmente in commercio, ma è possibile anche prepararlo da sé, seguendo scrupolosamente le seguenti proporzioni, perché  qualsiasi eccesso potrebbe provocare delle bruciature alle piante. La proporzione è:  1 kg di solfato di rame, 8 etti di calce spenta, il tutto da sciogliere in 100 litri di acqua. Ovviamente, per esigenze minori, è necessario scalare con attenzione le proporzioni così da ottenere il quantitativo desiderato. Il trattamento è particolarmente efficace contro le malattie fungine: peronospora, ticchiolatura, occhio di pavone,  bolla, antracnosi, septoriosi e altre patologie. Si raccomanda di utilizzarla al momento giusto, quindi nel periodo invernale, e senza abusarne, anche perché è leggermente tossica per le api.

Concimazione e pacciamatura
Dopo la potatura primaverile, somministrare un fertilizzante adatto alle rose attorno ad ogni cespuglio nella dose consigliata sulla confezione del prodotto, considerando che generalmente la quantità giusta è da 70 a 140 g per mq di terreno, e successivamente vangare frammischiandolo alla terra con delicatezza, in modo da non danneggiare le sottili radici superficiali. Nel caso in cui non si preveda una buona pioggia, provvedere ad una buona annaffiatura.  A metà aprile, quando la terra comincia ad intiepidirsi è il momento giusto per pacciamare le aiuole delle rose anche perché non sarà conveniente farlo durante il periodo asciutto. La pacciamatura serve a tre scopi: per  ostacolare le erbacce infestanti, per fertilizzare la terra allorché si degrada, e per formare una coltre che trattenga l’umidità.

Ma non potrà essere di alcun aiuto al terzo scopo se non vi è già una certa umidità; se poi il pacciame si asciuga assorbirà una gran quantità di acqua piovana prima che un po’ di umidità possa penetrare nel terreno sottostante. In particolare i ritagli di erba, a meno che non vengano distribuiti in modo molto rado, hanno la tendenza a formare uno strato impenetrabile. Eliminare tutte le erbacce prima di pacciamare e poi stendere uno strato di circa 5-8 cm di spessore di letame di stalla ben maturo, sopra l’intera aiuola, facendo attenzione a non farlo entrare a contatto con i fusti delle rose. Questo è un pacciame ideale in quanto contiene le sostanze nutritizie di cui le rose hanno bisogno e nel frattempo costituisce un ottimo humus.

Se non è possibile trovare del letame, usare del concime ben maturo. Altre alternative sono della composta, per coloro che hanno una compostiera in giardino, o della torba anche se quest’ultima non ha alcun valore dal punto di vista della concimazione, per quanto la torba sia un eccellente condizionatore della terra quando viene vangata con essa. Contribuisce ad alleggerire i terreni pesanti e a rendere quelli leggeri più in grado di trattenere l’acqua piovana. Fra la metà e la fine di maggio è il periodo ideale per la seconda somministrazione di fertilizzante, e se se ne vuole aggiungere una terza per sovralimentare le rose e per ottenere una buona fioritura autunnale, questa non dovrebbe essere eseguita oltre la fine di luglio, altrimenti le nuove crescite non matureranno prima dell’inverno e saranno sopraffatte dal gelo.

Quando e come togliere i fiori appassiti
Per loro natura le rose, dopo la fioritura, producono i semi, e una buona parte dell’energia della pianta viene spesa per completare questo ciclo vitale anziché nella produzione di nuovi fiori. Se si tolgono i frutti, la rosa riprende vigore e come risultato produrrà altri fiori. Questa operazione, nota come rimozione dei fiori morti o potatura estiva, serve a un duplice scopo, in quanto serve anche ad eliminare i fiori appassiti delle cultivar i cui petali cadrebbero via via a terra inzuppandosi di acqua piovana e marcendosi. Non limitarsi solo a staccare i capolini appassiti, ma tagliare anche lo stelo fino ad una gemma robusta al di sotto del vecchio fiore o sotto il grappolo appassito nel caso di una Floribunda, così da stimolare la pianta a produrre un maggior numero di nuovi fiori e anche più rapidamente. Rimuovere la minor quantità di legno e di foglie possibile, o la rosa si indebolirà.

Come individuare i succhioni
Le rose, a meno he non crescano sulle loro radici originarie, saranno state innestate su un ceppo con radici di una specie affine più vigorosa, quale la Rosa canina in una delle sue molte forme o sue specie vicine. La produzione di succhioni è un tentativo che i ceppi selvatici compiono naturalmente per produrre nuovi getti. Se questi non vengono eliminati prontamente, tutto il vigore delle radici verrà riversato su di loro, per cui la parte innestata della pianta si indebolirà e finirà con il soccombere. Distinguere i succhioni del selvatico dai getti delle cultivar è un problema per i principianti, in considerazione del fatto che un gran numero di rose diverse tra loro viene usato come ceppo con radici, il portainnesto, e i loro getti variano molto nell’aspetto caso da caso.

Talvolta è facile riconoscere i succhioni in quanto certi ceppi  producono getti di color verde chiaro che spesso portano parecchie foglie. Sono allora molto differenti dallo sviluppo di una Tea ibrida  o di una Floribunda, però questa distinzione non è una guida costante. Quando ci si sarà fatta un po’ d’esperienza si sarà in grado di riconoscere i succhioni immediatamente, ma per sicurezza, fin quando non sarà giunto quel momento, conviene seguire il sospetto succhione fino alla sua inserzione sul ceppo per accertarne l’origine. Ciò probabilmente comporterà il dover togliere un po’ di terra alla base della pianta per vedere da dove nasce il succhione. Se ha origine al di sotto dell’unione dell’innesto, il colletto,  si tratta di un succhione che andrebbe immediatamente staccato direttamente dalle radici anziché tagliato. Questo è l’unico modo per essere certi che nessun getto inutile sia lasciato e ciò affinché non si formino nuovi succhioni. Non recidere mai un succhione a livello del suolo, perché non si farebbe altro che potarlo e quindi stimolarlo a produrre una crescita ancor più vigorosa.

Trattati in questo modo, i succhioni dovrebbero poter essere eliminati abbastanza agevolmente, sempre che nei loro confronti si agisca prontamente e non li si lasci crescere troppo. Il vero problema sussiste quando il getto viene dal di sotto di un ramo buono della rosa o dal mezzo delle radici vecchie. In tal caso non c’è altro d fare che tagliarlo il più vicino possibile alla radice e tenerlo d’occhio per quando rispunterà ancora, cosa che avverrà sicuramente. Il fusto di una rosa standard è parte della pianta originaria e quindi del ceppo di radici, e qualsiasi getto compaia su detto fusto equivale a un succhione e dovrà essere eliminato.

La sbocciolatura per avere fiori più grandi
Molte rose ibride Tea producono gruppi di boccioli alla fine di ogni fusto. In generale per adornare in giardino ciò non ha importanza, ma se si desidera ottenere dei fiori più grandi, anche se in minor numero, è necessario rimuovere tutti i boccioli laterali non appena siano grandi abbastanza perché si possa completare questa operazione senza arrecare danno al bocciolo principale. Alcune cultivar hanno tanti boccioli vicini fra loro che, per ottenere il meglio dalla fioritura, le si dovranno togliere alcuni boccioli staccandoli con molta attenzione con le mani.




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