articolo Giardino Piante
Orchidee, come coltivarle con successo freccevenerdì 22 settembre 2017

Le orchidee si coltivano a seconda del loro luogo di origine; in serra fredda, tiepida o calda. Le temperature minime notturne in inverno sono rispettivamente 7° C, 10° C e 14° C. Perché le orchidee crescano bene , le temperature possono essere superiori ai minimi indicati, non oltre però i 10-12° C. Quando si verificano temperature troppo elevate, occorre ventilare la serra, in questo modo si ottiene anche un ricambio dell’aria; un ventilatore continuamente in funzione, rimescolando l’aria, eviterebbe il formarsi di temperature eccessivamente elevate. In estate, in serra calda, si possono superare anche i 33-34° C, l’importante è che l’umidità relativa della serra sia vicina al 100%. In caso contrario, oltre ad avere una umidificazione insufficiente per le piante, si creerebbero condizioni favorevoli per lo sviluppo del ragnetto rosso, che è, tra i parassiti che attaccano le orchidee, uno di quelli che possono provocare i danni maggiori.

Per mantenere entro i limiti ottimali la temperatura, si ricorre anche all’ombreggiatura; in questo modo si evita che al luce diretta del sole danneggi le orchidee, che sono per natura amanti dell’ombra. Per ombreggiare i vetri delle serre vanno benissimo le tapparelle di legno avvolgibili, le stuoie o le reti di materiale plastico scuro. La maggior parte delle orchidee cresce bene in ambiente umido, infatti è dall’umidità ambientale che ricavano l’acqua necessaria alla loro sopravvivenza, per cui si deve spruzzare acqua e bagnare il pavimento della serra. Le serre calde richiedono che si provveda a questa operazione più spesso di quelle fredde; durante l’estate potrebbe essere necessario umidificare la serra calda anche 2-3 volte al giorno.

Per quanto riguarda le composte, le esigenze possono essere differenti da pinta a pianta; in generale la maggior parte delle orchidee epifite cresce bene in un miscuglio di 2 parti di fibra di osmunda (derivata dalle radici dell'Osmunda, una grande felce) e 1 parte di sfagno. Questa composta la si può trovare giù in commercio, nei negozi specializzati, oppure è possibile prepararla tagliando i blocchi di fibra in pezzi del diametro di 4-5 cm che vanno poi mescolati con lo sfagno (muschio estremamente leggero e permeabile) ben tritato. La fibra di osmunda può essere sostituita con corteccia degli alberi o con felci essiccate, tritate, sia assolute che mescolate con muschio. Al posto dello sfagno si possono utilizzare altri tipi di muschio, cui vanno aggiunte foglie secche, meglio se di faggio o di quercia.

Le orchidee terrestri necessitano di una composta di tipo diverso, formata per esempio da torba grossolana o terriccio di foglie, terriccio da giardino, sabbia e muschio in parti uguali. In natura, infatti, le si trova nel sottobosco, proprio perché caratterizzato da un terriccio molto simile a quello descritto. La maggior parte delle orchidee terrestri può essere coltivata in un qualsiasi vaso da fiori. Le orchidee epifite crescono bene in vasi forati, in panieri di legno, in gabbie di fil di ferro simili a cesti, o direttamente su pezzi di tronchi d’albero o di corteccia. In questi ultimi due casi le piante vanno fissate con spago o con fil di ferro.

L’invasatura e la rinvasatura si effettuano quando la pianta diventa più grande del contenitori, meglio subito dopo la fioritura, oppure quando si formano nuovi germogli e nuove radici. Quando si invasano le piante giovani delle specie epifite, si pone il rizoma sul materiale di drenaggio e si copre con la composta, pressando con decisione. La parte superiore del rizoma deve restare a livello del bordo del vaso, o leggermente al di sopra; dopo si distribuisce altra composta sulla superficie, coprendo anche il bordo del vaso rimasti prima scoperto. Con un piccolo bastoncino di legno si comprime la composta lungo il bordo del vaso, spingendo il pezzo di legno in profondità; in questo modo, in lungo il perimetro del vaso si forma una sottile intercapedine che migliora il drenaggio. Se si usa il muschio, bisogna porre sulla superficie del muschio fresco, che continui a vivere, in modo da rappresentare una spia efficace delle condizioni di umidità della composta che si trova al di sotto. Infatti, se troppo secca, il muschio di superficie diventa di un color verde chiaro.

Per rinvasare le orchidee epifite, si toglie la pianta dal contenitore e si scarta la composta vecchia; se necessario, la si elimina, immergendo la parte inferiore della pianta in un secchio d’acqua. Cm di spazio fra la superficie della composta e il bordo del vaso per l’annaffiatura. Se si effettua la divisione, si tratta ciascuna porzione come se fosse una pianta intera; questo metodo si segue anche quando si usano vasi forati o panieri in legno. Nel caso delle piante che vengono coltivate su assicelle o pezzi di corteccia, si avvolgono i rizomi nella composta e quindi si legano con dello spago o con fil di ferro.

Dolo la rinvasatura le orchidee non si annaffiano per 8-10 giorni; trascorso questo periodo di tempo, per circa 2 settimane, si annaffiano moderatamente, fin quando le nuove radici si saranno ben sviluppate. Da aprile a settembre si deve tenere la composta sempre umida; nel caso delle orchidee epifite si immerge il vaso in un secchio d’acqua per qualche minuto. Quando la temperatura è molto alta, questa operazione va fatta per 2 volte la settimana. Le specie terrestri si annaffiano riempiendo lo spazio fra la superficie della composta e il bordo del vaso, ogni volta che lo si riterrà necessario. Alcune specie traggono vantaggio dalla concimazione durante il periodo di crescita; quando si acquistano le piante, è utile, comunque, informarsi in proposito dal vivaista, in quanto molte orchidee possono essere danneggiate da concimazioni troppo abbondanti.

Alcune specie necessitano di un periodo di riposo, generalmente in autunno; in questo periodo le piante possono perdere le foglie; in certe specie secca tutta la porzione epigea, ovvero la parte aerea della pianta. Durante il periodo di riposo si riducono le annaffiature e si riduce altresì al minimo l’umidità atmosferica. I fusti delle orchidee più alte devono essere sorretti per cui si dovranno utilizzare dei sostegni. Quando i fiori appassiscono, devono essere asportati.


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Acorus

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Per mantenere entro i limiti ottimali la temperatura, si ricorre anche all’ombreggiatura; in questo modo si evita che al luce diretta del sole danneggi le orchidee, che sono per natura amanti dell’ombra. Per ombreggiare i vetri delle serre vanno benissimo le tapparelle di legno avvolgibili, le stuoie o le reti di materiale plastico scuro. La maggior parte delle orchidee cresce bene in ambiente umido, infatti è dall’umidità ambientale che ricavano l’acqua necessaria alla loro sopravvivenza, per cui si deve spruzzare acqua e bagnare il pavimento della serra. Le serre calde richiedono che si provveda a questa operazione più spesso di quelle fredde; durante l’estate potrebbe essere necessario umidificare la serra calda anche 2-3 volte al giorno.

Per quanto riguarda le composte, le esigenze possono essere differenti da pinta a pianta; in generale la maggior parte delle orchidee epifite cresce bene in un miscuglio di 2 parti di fibra di osmunda (derivata dalle radici dell'Osmunda, una grande felce) e 1 parte di sfagno. Questa composta la si può trovare giù in commercio, nei negozi specializzati, oppure è possibile prepararla tagliando i blocchi di fibra in pezzi del diametro di 4-5 cm che vanno poi mescolati con lo sfagno (muschio estremamente leggero e permeabile) ben tritato. La fibra di osmunda può essere sostituita con corteccia degli alberi o con felci essiccate, tritate, sia assolute che mescolate con muschio. Al posto dello sfagno si possono utilizzare altri tipi di muschio, cui vanno aggiunte foglie secche, meglio se di faggio o di quercia.

Le orchidee terrestri necessitano di una composta di tipo diverso, formata per esempio da torba grossolana o terriccio di foglie, terriccio da giardino, sabbia e muschio in parti uguali. In natura, infatti, le si trova nel sottobosco, proprio perché caratterizzato da un terriccio molto simile a quello descritto. La maggior parte delle orchidee terrestri può essere coltivata in un qualsiasi vaso da fiori. Le orchidee epifite crescono bene in vasi forati, in panieri di legno, in gabbie di fil di ferro simili a cesti, o direttamente su pezzi di tronchi d’albero o di corteccia. In questi ultimi due casi le piante vanno fissate con spago o con fil di ferro.

L’invasatura e la rinvasatura si effettuano quando la pianta diventa più grande del contenitori, meglio subito dopo la fioritura, oppure quando si formano nuovi germogli e nuove radici. Quando si invasano le piante giovani delle specie epifite, si pone il rizoma sul materiale di drenaggio e si copre con la composta, pressando con decisione. La parte superiore del rizoma deve restare a livello del bordo del vaso, o leggermente al di sopra; dopo si distribuisce altra composta sulla superficie, coprendo anche il bordo del vaso rimasti prima scoperto. Con un piccolo bastoncino di legno si comprime la composta lungo il bordo del vaso, spingendo il pezzo di legno in profondità; in questo modo, in lungo il perimetro del vaso si forma una sottile intercapedine che migliora il drenaggio. Se si usa il muschio, bisogna porre sulla superficie del muschio fresco, che continui a vivere, in modo da rappresentare una spia efficace delle condizioni di umidità della composta che si trova al di sotto. Infatti, se troppo secca, il muschio di superficie diventa di un color verde chiaro.

Per rinvasare le orchidee epifite, si toglie la pianta dal contenitore e si scarta la composta vecchia; se necessario, la si elimina, immergendo la parte inferiore della pianta in un secchio d’acqua. Cm di spazio fra la superficie della composta e il bordo del vaso per l’annaffiatura. Se si effettua la divisione, si tratta ciascuna porzione come se fosse una pianta intera; questo metodo si segue anche quando si usano vasi forati o panieri in legno. Nel caso delle piante che vengono coltivate su assicelle o pezzi di corteccia, si avvolgono i rizomi nella composta e quindi si legano con dello spago o con fil di ferro.

Dolo la rinvasatura le orchidee non si annaffiano per 8-10 giorni; trascorso questo periodo di tempo, per circa 2 settimane, si annaffiano moderatamente, fin quando le nuove radici si saranno ben sviluppate. Da aprile a settembre si deve tenere la composta sempre umida; nel caso delle orchidee epifite si immerge il vaso in un secchio d’acqua per qualche minuto. Quando la temperatura è molto alta, questa operazione va fatta per 2 volte la settimana. Le specie terrestri si annaffiano riempiendo lo spazio fra la superficie della composta e il bordo del vaso, ogni volta che lo si riterrà necessario. Alcune specie traggono vantaggio dalla concimazione durante il periodo di crescita; quando si acquistano le piante, è utile, comunque, informarsi in proposito dal vivaista, in quanto molte orchidee possono essere danneggiate da concimazioni troppo abbondanti.

Alcune specie necessitano di un periodo di riposo, generalmente in autunno; in questo periodo le piante possono perdere le foglie; in certe specie secca tutta la porzione epigea, ovvero la parte aerea della pianta. Durante il periodo di riposo si riducono le annaffiature e si riduce altresì al minimo l’umidità atmosferica. I fusti delle orchidee più alte devono essere sorretti per cui si dovranno utilizzare dei sostegni. Quando i fiori appassiscono, devono essere asportati.


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