articolo Uccelli
I volontari della LIPU, gli angeli custodi della fauna alata freccesabato 14 settembre 2013  



Poiane, gheppi, falchi e nibbi impallinati da bracconieri; civette, gufi e barbagianni contusi in seguito ad impatti con autovetture; cicogne ed aironi feriti a causa di collisioni con cavi sospesi; rondoni e balestrucci caduti dal nido; passeri e cince imprigionati da fili da pesca lasciati aggrovigliati, oppure bloccati dentro tubi discendenti di grondaie: sono numerosissime nel corso dell’anno le segnalazioni di uccelli in difficoltà che giungono alle delegazioni provinciali della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) dislocate su tutto il suolo nazionale.

Ovviamente ci sono dei particolari periodi in cui si concentrano le richieste d’intervento: in concomitanza dell’apertura e la chiusura dell’attività venatoria ed a primavera inoltrata quando la gran parte degli uccelli ha nidificato e cominciano a schiudersi le uova, i volontari del sodalizio a difesa della fauna alata sono chiamati ad intervenire più volte al giorno per soccorrere esemplari feriti da pallini di fucili da caccia o piccoli caduti dal nido a causa del maltempo; nei restanti periodi dell’anno, invece, le richieste di aiuto sono maggiormente diradate nel tempo e riguardano soprattutto volatili feriti in seguito all’impatto con automobili o con fili elettrici sospesi per aria.

Ma si possono verificare anche emergenze ‘curiose’: una civetta andatasi accidentalmente ad incastrare all’interno della canna fumaria di un’abitazione. In genere, quando l’animale non ha riportato danni fisici viene subito reimmesso in natura; se invece presenta delle ferite o lesioni che ne impediscono un immediato ritorno all’esistenza abituale, si procede al suo trasferimento presso il più vicino centro recupero fauna selvatica, ove viene preso in consegna da mani esperte per le cure e terapie del caso (le strutture sono attrezzate con voliere di varia tipologia, di appositi tunnel per la riabilitazione al volo, di un comparto infermieristico e di una sala chirurgica con apparecchi radiologici).

Una volta curato, l’animale viene rilasciato in natura; quando ciò non è possibile, perché purtroppo la bestiola ha subito dei danni permanenti, esso viene tenuto ‘in cattività’ all’interno di grandi voliere insieme ad altri esemplari della sua specie.
©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Marcello  Gelfusa - vedi tutti gli articoli di Marcello  Gelfusa



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Una volta curato, l’animale viene rilasciato in natura; quando ciò non è possibile, perché purtroppo la bestiola ha subito dei danni permanenti, esso viene tenuto ‘in cattività’ all’interno di grandi voliere insieme ad altri esemplari della sua specie.
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